In almeno un paio di casi i Talebani avrebbero mantenuto fede alla promessa di mutilare chi avesse osato sfidare il loro boicottaggio delle elezioni di due giorni fa in Afghanistan. A Kandahar, culla originaria e da sempre roccaforte degli ex studenti coranici nel sud del Paese, a due cittadini è stato infatti mozzato il dito indice della mano destra: lo stesso che per legge doveva essere contrassegnato con inchiostro indelebile, di colore violetto, a tutti coloro che si fossero recati alle urne.
A denunciare l’accaduto è stato Nader Nadery, capo della Fondazione Afghana per le Elezioni Libere e Regolari, la più importante organizzazione locale di monitoraggio delle operazioni di voto. Nadery ha precisato che i due elettori sono stati entrambi aggrediti da ignoti miliziani armati nel pomeriggio del 20 agosto, quando i seggi erano ancora aperti.
«Non sappiamo chi ne sia responsabile», ha specificato, «ma i Talebani avevano minacciato di farlo».
Nei giorni precedenti la consultazione erano circolate voci, peraltro poi smentite da un loro portavoce, secondo cui i guerriglieri ultra-fondamentalisti avevano avvertito che avrebbero mozzato dita oppure orecchie, o persino il naso, a chi avesse votato. La prassi di macchiare le dita agli elettori aveva lo scopo d’impedire che si potesse votare più di una volta, ma inevitabilmente esponeva gli interessati a un più facile riconoscimento da parte degli estremisti, e a conseguenti rappresaglie.
