Continua a essere incerto il numero delle vittime provocate dal raid aereo della Nato, avvenuto il 4 settembre nella provincia afghana di Kunduz. Secondo il governatore della provincia, Mohammad Omar, il bilancio sarebbe di 54 morti, tra cui 6 civili.
Il governatore ha precisato che «48 uomini sono stati identificati come armati, mentre gli altri erano civili». In particolare Omar ha detto che un bambino che si trovava su una delle autocisterne rubate dai talebani è morto al momento dell’attacco aereo, mentre altre due persone, l’autista di uno dei camion e il suo giovane figlio sono stati uccisi dai Talebani prima del bombardamento.
Il governatore ha anche fissato a 15 il numero dei feriti, due dei quali sono talebani. Testimonianze raccolte negli ospedali della zona parlano di almeno due bambini feriti. Tutti hanno riportato gravi ustioni.
La Nato aveva bombardato due autocisterne cariche di carburante che i Talebani avevano sequestrato, scatenando un’esplosione ed un incendio. L’agenzia Pahjwok ieri, citando fonti locali, aveva parlato di 150 morti, il presidente Karzai di 90 tra morti e feriti.
Questa mattina sul posto è presente una delegazione del ministero dell’Interno e della Difesa per svolgere un’inchiesta sull’attacco ordinata dal presidente Karzai.
