Il regista Giuseppe Tornatore nel mirino degli animalisti. In una sequenza di “Baaria”, il film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, un bovino viene sgozzato con un punteruolo e la sua lenta agonia viene ripresa dall’obiettivo della macchina da presa.
Il sangue che schizza fuori dal corpo, la gola squarciata e infine la morte: Tornatore vuole ricostruire una Sicilia anni ’30 cruda e contadina, che usa il sangue degli animali per curare l’anemia degli uomini. Ci riesce fin troppo bene.
Per la Lega antivivisezione la sequenza è «raccapricciante e cruenta. Perché Tornatore, volendo rappresentare un atto efferato dell’epoca rappresentata nel film, non ha scelto di utilizzare degli effetti speciali? Perché realizzare in Tunisia una scena che in Italia sarebbe considerata maltrattamento secondo il Codice penale poiché effettuata senza stordimento e al di fuori di un macello autorizzato, fuori dal quale un bovino non può essere abbattuto?», si chiede l’associazione per la difesa degli animali.
Le domande della Lav, però, sono dirette non solo al regista e alla società di produzione Medusa, ma rappresentano un messaggio chiaro per il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini: «Chiediamo di realizzare il controllo sui set cinematografici e televisivi da lei annunciato alcuni mesi fa. Siamo convinti che così, anche per produzioni italiane realizzate in Paesi dove vigono norme più permissive di quella italiana, le cose cambierebbero».
