Anno stonato per Gattuso: rissa con Jordan e coro anti-Leonardo

MILANO – Non a caso lo chiamano Ringhio, è il soprannome di Rino Gattuso, calciatore simbolo del Milan e della Nazionale italiana campione del Mondo nel 2006. Gattuso piace per il suo cuore popolare, per essere – come dice lui stesso – a volte un po’ ‘ignorante’, per la schiettezza e lo spirito da combattente esaltato dalla sua vita da mediano: qualita’ che ne fanno un personaggio molto amato. Tanta grinta e cuore possono pero’ tradire perche’, quando Rino perde la testa, e’ come il crollo di una diga. E’ accaduto a Roma quando – subito dopo aver vinto lo scudetto – si e’ unito ai tifosi intonando il coro ‘Leonardo uomo di merda’. Il rapporto fra i due non si e’ chiuso bene: e Gattuso non ce la fa a lasciarsi il passato alle spalle. Gattuso ha il dente avvelenato contro Leonardo che lo avrebbe trattato male, come un ragazzino, senza rispetto. Una ferita aperta e sanguinante. La dimostrazione arriva al derby di quest’anno (3 aprile), vinto dal Milan per tre a zero: quando Pato segna il gol dell’1-0, Gattuso si porta davanti a Leonardo e lo insulta a muso duro (qualcuno capta l’epiteto ‘pezzo di merda’). Poi – secondo fonti ben informate – arrivano le scuse di Gattuso negli spogliatoi. Leonardo commenta: ”Se ha detto qualcosa, significa che ho lasciato emozioni forti”. Un anno da dimenticare, scudetto a parte: Gattuso e’ riuscito a inimicarsi i tifosi di mezza Europa in occasione del suo incredibile comportamento in Champions League durante e dopo il match perso dal Milan contro il Tottenham (16 febbraio). Cinque giornate di squalifica per l’aggressione allo ‘squalo’ e storico ex rossonero Joe Jordan, vice-allenatore di Harry Redknapp. Gattuso gli rifila una testata e tenta di mettergli le mani al collo. Sembra pero’ che Jordan lo avesse insultato con un poco raffinato: ”Fucking italian bastard”. Ringhio fa poi marcia indietro: ”Ho perso la testa, ho fatto cose che non dovevo fare e mi assumo tutte le responsabilità. Lui mi ha rotto le scatole per tutto il secondo tempo ma io non dovevo reagire così nei confronti di una persona più grande di me”.

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