Marco Travaglio era ospite di Fabio Fazio alla trasmissione Che tempo che fa del 10 maggio e, citando un brano di un proprio libro, disse che Renato Schifani, eletto recentemente presidente del Senato, aveva avuto rapporti con persone condannate per mafia. Fu la bufera. Il centrodestra gridò allo scandalo e pure qualche esponente del Pd ammise che quelle frasi erano criticabili.
L’istruttoria però non riguarderà solo la trasmissione di Rai3, ma anche la puntata di Anno zero di Santoro in cui andò in onda un ampio servizio sul V2-Day e l’affondo di Beppe Grillo contro il capo dello Stato Giorgio Napolitano e l’oncologo Umberto Veronesi.
In entrambi i casi, l’Agcom contesta alla tv pubblica "la presunta violazione dell’articolo 4 (diritti fondamentali della persona) e dell’articolo 48 (compiti del servizio pubblico) del Testo unico della radiotelevisione".
A quanto si apprende, la decisione di aprire l’istruttoria è passata con sei voti a favore (i quattro commissari del centrodestra Innocenzi, Savarese, Mannoni e Magri, più il commissario Napoli e il presidente Calabrò) e tre contrari (i commissari Lauria, D’Angelo e Sortino). Il confronto in Consiglio è stato serrato, ma incentrato sulle questioni tecniche piuttosto che sugli aspetti politici.
Nel mirino dell’Autorità sono finite le puntate del primo Maggio di Annozero e quella di Che tempo che fa del 10 maggio, quando Marcio Travaglio, ospite di Fabio Fazio, accusò il presidente del Senato di presunte frequentazioni mafiose. Schifani ha poi querelato il giornalista per calunnia e la questione è finita pure all’attenzione del consiglio di amministrazione della Rai.
Per un’eventuale decisione da parte dell’organismo di garanzia i tempi si allungano. In base alle procedure dell’Agcom, la controparte – in questo caso la Rai – può presentare le sue controdeduzioni entro trenta giorni.