ASSEGNI SOCIALI – Rientra anche il taglio agli assegni sociali. Un emendamento presentato sempre in commissione Bilancio del Senato, modifica la norma approvata dalla Camera, che avrebbe comportato un taglio indiscriminato degli assegni sociali. Resta stabilita la necessità di aver lavorato in Italia per almeno dieci anni, ma scompare la necessità di aver percepito un reddito «almeno pari all’importo dell’assegno sociale». In pratica, con la nuova formulazione, dal primo gennaio 2009 potranno percepire l’assegno sociale «gli aventi diritto a condizione che abbiano soggiornato legalmente per almeno 10 anni». Resta quindi solo il requisito della residenza che nel nel testo dell’articolo come era stato modificato con il maxi-emendamento alla Camera era affiancato a quello di «aver lavorato legalmente con un reddito almeno pari all’importo dell’assegno sociale, in via continuativa», sempre per 10 anni. Il nuovo testo dovrebbe salvare dal rischio di esclusione le migliaia di anziani di cittadinanza italiana indigenti (tra i quali le casalinghe) che non hanno mai lavorato e circoscrivere la norma solo per gli extra-comunitari.
VELTRONI: «IL GOVERNO SI DISINTERESSA DELLE FAMIGLIE» – «La manovrà dovrà tornare alla Camera, quindi noi chiediamo al governo di ritirare queste misure. Le soluzioni che troveremo potranno essere inserite anche in altri provvedimenti»ha detto Walter Veltroni, nel corso di una conferenza stampa al Senato, facendo riferimento alle norme sugli assegni sociali e sui precari. Il leader del Pd ha poi attaccato l’esecutivo sul tema del caro vita: «Il governo mette le mani nelle tasche degli italiani con l’inflazione, un’imposta che colpisce poveri, lavoratori e famiglie. Il governo non ha fatto una manovra anticiclica e ha fissato l’inflazione programmata all’1.7% che vuol dire disinteressarsi alla realtà delle famiglie».