ROMA – Il blocco del servizio, per il mancato pagamento dei fornitori. O il pagamento dei fornitori e la conseguente bancarotta. E' lo scenario che gli ormai ex vertici dell'Atac, l'azienda di trasporto pubblico di Roma, hanno paventato se non si fosse subito varato il Piano industriale, che prevedeva sacrifici. Non si e' fatto, e dunque e' stata inevitabile la decisione maturata ieri per il presidente e l'amministratore delegato di dimettersi, dopo soli sei mesi dall'incarico, annunciato con enfasi dal sindaco Alemanno. La parola d'ordine era: risanare. Ma il Campidoglio, chiamato in causa dai manager dimissionari perche' ''inerte'', rispedisce ogni accusa al mittente e smentisce l'ipotesi bancarotta: ''La situazione di Atac non e' cosi' catastrofica''. Le ragioni dell'addio del presidente Luigi Legnani e dell'ad Maurizio Basile, sono ''pretestuose'', dice il sindaco Gianni Alemanno, che dichiara l'apertura di una ''fase nuova'' per l'azienda del trasporto pubblico capitolino. E non si intravedono margini per una ricucitura. Di fronte al no alle proposte di aumentare il prezzo dei biglietti ed ai 130-150 milioni di passivo da iscrivere a bilancio, gli amministratori hanno ritenuto di non avere possibilita' di soluzione, ed hanno abbandonato. Il Campidoglio, intanto, lavora gia' al dopo- Basile, che iniziera' il 16 giugno, quando con l'approvazione del bilancio aziendale le dimissioni verranno rese effettive. Allarme e sfiducia tra i dipendenti: ''La verita' e' che qui dentro siamo gli unici a lavorare sul serio – affermano alcuni conducenti – ma ora siamo allo sbando, non sappiamo che pensare, non sappiamo che fine fara' quest'azienda e noi con lei. Dopo parentopoli, questo e' un altro brutto colpo per l'Atac''. Come se non bastasse, per il Comune c'e' un'altra tegola: le dimissioni oggi del vicecapo di gabinetto del sindaco, Alfredo Mantici. ''Motivi personali'', la causa. E per l'opposizione, il Campidoglio e' ormai nel caso. .