Washington (Usa) – Il discorso del presidente degli Stati Uniti Barack Obama sul Medioriente sarà diviso in tre parti principali: un'analisi Paese per Paese dei cambiamenti politici nella regione, l'annuncio di aiuti economici ad alcune nazioni e le sollecitazioni per maggiore sicurezza nell'area, con particolare attenzione al conflitto israelo-palestinese. Parti dell'intervento sono state anticipate da membri del governo coperti dall'anonimato. Nel suo primo discorso globale dopo l'ondata di rivolte che sta attraversando il mondo arabo, atteso per le 17.40 ora italiana, Obama parlerà di sanzioni ma anche di lodi, criticando il presidente siriano Bashar Assad per gli attacchi ai manifestanti e promettendo aiuti economici alle nazioni che supportano la democrazia. Il presidente cercherà anche di cancellare ogni dubbio relativo all'appoggio degli Stati Uniti alle richieste di cambiamento nella regione. Obama difenderà le nuove sanzioni attuate contro Assad, che rientrano nello sforzo di Washington di lanciare un messaggio deciso al leader repressivo: abbraccia la democrazia o vattene. Il presidente annuncerà nuove sovvenzioni per Egitto e Tunisia, le due nazioni viste come modelli mentre in altri Paesi le proteste vengono represse nel sangue. Gli Stati Uniti, spiegherà Obama, devono aiutare le nazioni della regione a modernizzare le proprie economie e a dare opportunità di lavoro ai giovani in modo che la democrazia possa attecchire e svilupparsi. Proprio la democrazia porterebbe a quella stabilità regionale tanto desiderata dalla Casa Bianca. Il presidente dovrebbe anche rivelare la cancellazione di circa un miliardo di dollari del debito dell'Egitto per aiutarlo economicamente nella creazione di occupazione. Inoltre, Obama svelerà alcune misure economiche per futuri prestiti e supporto al commercio sia in Egitto che in Tunisia, dove le rivoluzioni hanno portato alle dimissioni dei presidenti Hosni Mubarak e Zine el Abidine Ben Ali dopo decenni di dittatura. Per quanto riguarda la questione israelo-palestinese, il presidente cercherà di ricalibrare la posizione degli Stati Uniti nel processo di pace giunto a un punto di stallo. Obama spingerà entrambe le fazioni a collaborare, dicendo che dovranno affrontare pesanti rischi se non riusciranno a mettere fine al conflitto. Nell'insieme, il presidente cercherà di convincere gli americani che il futuro del Medioriente merita denaro e attenzione di Washington anche nel corso di un momento difficile per quanto riguarda l'economia degli Stati Uniti.