BARI – Domani dovranno lasciare la casa dove da anni vivevano in affitto, al piano rialzato di una palazzina in via Papa Giovanni XIII, nel quartiere Poggiofranco di Bari: alle 10.30 e' previsto l'arrivo dell'ufficiale giudiziario che dovra' eseguire lo sgombero, come deciso dal giudice, e Gianni e Gianna Tempesta, entrambi in carrozzina, entrambi di 48 anni, con la figlia di 11 anni, non avranno piu' un tetto. Da 25 anni i coniugi Tempesta attendono invano l'assegnazione da parte del Comune di Bari di un alloggio popolare, ma malgrado la loro condizione, l'abitazione non viene assegnata e i loro nomi sono sempre inseriti nelle ultime caselle delle graduatorie. Nell'udienza del 4 aprile scorso e' stata rigettata l'istanza con la quale Gianni e Gianna Tempesta miravano a beneficiare del decreto Milleproroghe. A causa della loro morosita' (la coppia non paga l'affitto al proprietario dal novembre del 2009) non e' stato possibile usufruire della proroga della sospensione dello sfratto fino al prossimo 31 dicembre. Gianni e Gianna Tempesta tra pensione di invalidita' e indennita' di accompagnamento, percepiscono 640 euro al mese ciascuno e gran parte del denaro – sottolinea la coppia – serve a far fronte alle esigenze legate alla disabilita'. L'affitto di 516 euro al mese e' per loro una spesa esorbitante e quindi non lo pagano piu' la somma dovuta al proprietario di casa dal novembre del 2009, da quando, cioe', il Comune di Bari, che si accollava l'80% della spesa, ha deciso di non erogare piu' questi soldi. Domani mattina presso l'abitazione dei coniugi Tempesta sara' organizzato un 'picchetto' composto da aderenti al Sindacato Unione Inquilini, da studenti dell'Universita', da cittadini, famiglie e disabili. ''Dove andremo? – si chiede Gianna Tempesta – Di sicuro non andremo, cosi' come ci viene prospettato dal Comune, nei centri di accoglienza: queste strutture, a Bari, non sono accessibili per chi vive in carrozzella. Noi non vogliamo lasciare questa casa, il Comune deve aiutarci, non e' possibile che due persone nelle nostre condizioni vengano lasciate sul marciapiede di una strada''. .
