ROMA 05 MAG Il copione e' stato r – ROMA, 05 MAG – Il copione e' stato rispettato. Umberto Bossi ha atteso che la mozione della Lega sulla Libia fosse approvata prima di incontrare Silvio Berlusconi e seppellire, con una cena di riconciliazione, l'ascia di guerra. Il Senatur ha ottenuto cio' che voleva: ha tenuto sulle spine la maggioranza, 'vendicandosi' per il mancato preavviso sui raid in Libia ma, soprattutto, ha incassato il massimo ritorno elettorale in vista delle amministrative. In cambio, il premier ha ottenuto il via libera al 'rimpastino' col quale distribuira' alcune poltrone da sottosegretario agli irrequieti Responsabili, ricavandone un po' di tranquillita' per la maggioranza. A palazzo Grazioli, insieme allo stato maggiore leghista, e' arrivato anche Giulio Tremonti, per la seconda cena consecutiva con il capo del governo dopo le tensioni dovute agli attacchi de 'Il Giornale'. A dar manforte al premier il solo Denis Verdini, coordinatore del Pdl. Ma e' una presenza che rischia di non sopire i sospetti di quanti, anche nel Pdl, parlano di un Berlusconi 'schiacciato' su un asse del Nord, quello composto da Senatur e Professore, sempre piu' influente nella coalizione. ''E' stata una lunga serata, ma alla fine e' tutto a posto'', ha commentato Verdini, dando l'ida di quanto i leghisti abbiano fatto penare il premier. Il problema e' che la coperta appare sempre piu' corta: se il Cavaliere la tira per soddisfare le esigenze del Carroccio o del 'super ministro' (come avvenuto sulla Libia o sul decreto per lo sviluppo) scopre quanti nel partito vorrebbero una maggioranza meno succube dall'asse Lega-Tremonti. Una situazione pericolosa visto che in molti, a cominciare da Giancarlo Galan, sono pronti a dar fuoco alle polveri se il titolare di via XX settembre non cambiera' atteggiamento. Ma le speranze appaiono al lumicino. Oggi Berlusconi ha fatto capire chiaramente da che parte stia: serve ''assoluto rigore'' , Tremonti ''non puo' inventare delle disponibilita' che non ci sono'', di abbassare le tasse, per ora, non se ne parla proprio. Segno che ieri sera, il Professore, ha nuovamente portato il premier sulle sue posizioni. Tanto che l'atteso decreto non conterra' nessuna misura di spesa. Cosa annunciata agli altri ministri nel corso di un lungo preconsiglio serale a palazzo Chigi, dove il decreto e' stato illustrato ai responsabili degli altri dicasteri per non metterli di fronte al fatto compiuto. A complicare le cose, l'ipotesi ventilata dallo stesso premier che sia proprio Tremonti a succedergli alla guida del governo. Pochi credono che il Cavaliere punti davvero sul Professore, Anzi, vi leggono un modo per spaccare il Carroccio. Ma l'apertura accresce i sospetti di quanti vedono il premier troppo incline a schierarsi con il responsabile del Tesoro. Il quale, tuttavia, sembra intenzionato a dimostrarsi piu' dialogante che in passato. Non e' sfuggito, ad esempio, che oggi durante il voto sulla Libia ha parlato a lungo con Claudio Scajola. Il tutto nel cortile di Montecitorio, davanti ai giornalisti, quansi ostentado un incontro con chi, appena qualche settimana fa, non ha risparmiato critiche alla linea rigorista del Tesoro. La ricostruzione su cosa si siano detti diverge a seconda dell'interlotucore. Per gli scajoliani e' stato il ministro a tendere la mano, sostenendo che il momento di difficolta' impone la massima unita'. I tremontiani dicono l'esatto contrario e cioe' che e' stato l'ex ministro dello Sviluppo a sfogarsi con Tremonti. Ma al di la' di chi dica il vero, cio' che appare evidente e' la voglia del professore di mostrarsi dialogante. Dopo Scajola, infatti, si e' intrattenuto con Altero Matteoli e con Paolo Bonaiuti. E c'e' chi vede, in questo attivismo 'diplomatico' del Professore, il realizzarsi di quanto qualche fedele consigliere gli suggerisce da tempo: nella Lega sarai sempre un 'ospite', meglio tentare di migliorare i rapporti dentro il Pdl prima di finire in un vicolo cieco.