ROMA – Casi come quello della bimba di Teramo lasciata in auto al sole non sono purtroppo cosi' rari: altri episodi si sono avuti negli Stati Uniti, con diversi morti, ed anche in Italia, come quello avvenuto a Catania nel 1998. I maggiori rischi, in queste circostanze, derivano dagli effetti legati alla disidratazione, come affermano gli esperti pediatrici. Tuttavia gli esperti tengono a sottolineare le maggiore capacita' di recupero dei bambini anche nelle situazioni di trauma. ''In un'auto chiusa al sole – spiega il rianimatore-pediatra Marcello Orzalesi – si crea una sorta di 'effetto serra' con un aumento del calore. La prima conseguenza sul fisico e', dunque, un processo di disidratazione: si perdono acqua e sali e successivamente si determina uno squilibrio metabolico che porta al coma''. La disidratazione, prosegue Orzalesi, ''puo' anche determinare conseguenze a livello delle cellule cerebrali''. L'augurio, prosegue l'esperto, e' che la piccola si riprenda: ''Verra' reidrata e la speranza e' che non si rilevino danni cerebrali''. Ad ogni modo, precisa, ''per poter valutare il decorso e l'eventuale ripresa della piccola, decisive saranno le prossime ore''. Una valutazione analoga arriva dal responsabile del Trauma Center pediatrico dell'Ospedale Meyer di Firenze, l'anestesista-pediatra Leonardo Bussolin: ''Chiunque resti chiuso in un'auto al sole per ore ha delle conseguenze gravi; tanto piu' se si tratta di bambini, per i quali – afferma – il processo di disidratazione e' piu' veloce. Il rischio e' inoltre quello di andare incontro a problemi respiratori e di danno cerebrale a causa dell'ipertermia''. Tuttavia, sottolinea Bussolin, ''e' vero che i bambini presentano maggiori capacita' di ripresa anche a fronte di traumi gravi, e questo e' l'aspetto che induce alla speranza. Nel caso specifico – conclude – bisognerebbe pero' conoscere dati piu' precisi sulle condizioni della piccola per poter valutare il danno subito''. Purtroppo, quello verificatosi oggi a Teramo non e' l'unico caso di bimbi 'dimenticati' in auto. Vari episodi del genere si sono registrati negli Stati Uniti ed in Italia. Un precedente, conclusosi con la morte del bambino di due anni coinvolto, Andrea Deodato, si e' verificato a Catania nel 1998. In quel caso, l'autopsia confermo' che il piccolo mori' per un fenomeno cosiddetto di 'confinamento', ovvero a causa di una diminuzione dell'ossigeno nell'abitacolo dell'auto e la conseguente respirazione di anidride carbonica.