ROMA – Dalle cinque alle dieci ore รจ il tempo necessario per disporre dei risultati di un test del dna. Nel caso di Osama Bin Laden, ucciso la notte scorsa in Pakistan, dunque, ”e’ presumibile che il risultato del test, prevedibilmente ottenuto dal raffronto con il dna di uno o di piu’ figli di Bin Laden, sia gia’ disponibile”. E’ l’opinione del genetista Giuseppe Novelli dell’Universita’ di Roma Tor Vergata, primo esperto ad aver introdotto in Italia, nel 1989, l’uso del test del dna a scopo forense. ”E’ probabile – spiega Novelli, che ha collaborato anche al test del dna per l’identificazione di Bernardo Provenzano – che il dna ricavato dai campioni di tessuti o sangue prelevati a Bin Laden venga raffrontato con quello dei figli o dei familiari, gia’ in possesso delle autorita’ Usa. A questo punto l’attendibilita’ del test e’ assoluta: margini di errore, infatti, sono possibili in presenza di campioni limitati di dna, ma nel caso di Bin Laden e’ certo che i campioni prelevati siano piu’ che sufficienti”. L’attendibilita’ e’ ancora maggiore, se possibile, sottolinea Novelli, ”se il raffronto e’ con il dna di un figlio maschio: in questo caso, infatti, si raffrontano i cromosomi Y di padre e figlio, che devono risultare identici”. Quanto ai tempi, e’ molto probabile che i risultati possano gia’ essere pronti poiche’, rileva Novelli, ”il test del Dna si effettua con macchinari standard, presenti anche nei laboratori pachistani. Inoltre, gli Stati Uniti utilizzano anche unita’ mobili per il test del dna ( i cosiddetti Mia, mission in action), e presumibilmente queste erano gia’ disponibili in loco”. Per queste ragioni, commenta l’esperto, ”ritengo improbabile che i campioni prelevati ad Osama Bin Laden siano stati inviati negli Stati Uniti per effettuare il test del dna, a meno di esigenze di tipo giuridico”.
