ROMA 6 MAG Non deve essere – ROMA, 6 MAG – Non deve essere stato facile per la Casa Bianca, il 28 aprile scorso, apprendere che Jay Carney, il portavoce incaricato in questi giorni di riferire alla stampa sulla morte di Osama bin Laden, era stato 'interrogato' dalla Fox sulla sorte di Umar Patek, il terrorista piu' ricercato del Sud est asiatico arrestato dall'intelligence pachistana a gennaio. ''Non ho nulla da dire su questo'', rispose Carney ai giornalisti, ''che era ammutolito'' secondo i cronisti presenti. A Washington la tensione e' probabilmente salita alle stelle: l'Operazione Geronimo contro lo 'sceicco del terrore' era gia' in fase finale, e sapere che la stampa internazionale chiedeva informazioni su Patek, mente delle stragi di Bali del 2002 in due nightclub, il Paddy Cafe e il Sari Club, che causarono 202 morti, arrestato due mesi prima proprio ad Abbottabad, ''a pochi metri dal compound'' dove si nascondeva bin Laden, non deve aver fatto dormire sonni tranquilli a molti nello Studio Ovale, e non solo per una coincidenza geografica. Patek, indonesiano di 40 anni, era stato arrestato il 25 gennaio dall'Inter Services Intelligence (Isi), gli 007 pachistani, ''dopo una soffiata della Cia'', ma la notizia sara' diffusa solo un mese dopo, il 30 marzo. Il ministro della Difesa indonesiano, Purnomo Yusgiantoro, ha rivelato che l'uomo ''era in Pakistan con la moglie filippina per incontrare Osama bin Laden''. Secondo altri funzionari coperti da anonimato, la sua intenzione era quella di chiedere ''sostegno e protezione'' al capo di al Qaida, probabilmente con l'obiettivo di rimettere in piedi il network terroristico nel sud est asiatico. Patek infatti, esperto di esplosivi addestrato nei campi afghani e pachistani negli anni '80 e '90, e' uno tra i pochi superstiti della Jemaah Islamiyah, il ramo indonesiano-filippino di al Qaida che dopo le stragi di Bali ha subito durissimi colpi con l'arresto di decine di militanti e responsabili, e l'uccisione dei principali leader. Altri membri del gruppo si sono consegnati alla giustizia o hanno scelto di abbandonare le armi. Hamid Sohail, il proprietario della casa di Abbottabad che ha ospitato Patek e la moglie per ben nove giorni, ha detto alla Abc che ''Patek non ha incontrato nessuno in quei giorni, e aveva una faccia da morto quando e' stato preso e portato fuori da un commando pachistano''. Il figlio di Sohail, che materialmente aveva portato la coppia in casa, era gia' finito in manette prima del raid. La moglie di Patek ''e' stata portata fuori per i capelli, e mio figlio da allora e' scomparso''. Il terrorista sarebbe stato anche ferito, o colpito, sempre secondo Sohail, convinto che i commando pachistani hanno sparato nell'abitazione, e sul pavimento ''c'era sangue''. Insomma, lo 'strano caso'' di Umar Patek, che secondo alcuni funzionari dell'antiterrorismo Usa interpellati da Abc ''e' solo una coincidenza'', rischia di aprire un nuovo capitolo sulla morte di bin Laden. Perche' il capo di al Qaida, che 'non poteva non sapere' dell'arresto di Patek, ha deciso di rimanere nel compound? Perche' le autorita' pachistane hanno deciso di tenere segreta la cattura di un big del terrorismo come l'indonesiano per oltre un mese? Ma soprattutto: che fine ha fatto Umar Patek? .