Bin Laden, pellegrinaggi a bunker: "Non è morto"

Talamanca) ABBOTTABAD (ISLAMABAD) 4 MAG E' gia' diventata -Talamanca) – ABBOTTABAD (ISLAMABAD), 4 MAG – E' gia' diventata una meta di pellegrinaggio, per ora non tanto di fanatici sostenitori di Osama bin Laden quanto di curiosi, la residenza-fortezza di Abbottabad, a 60 chilometri a nord di Islamabad, dove il capo di Al Qaida e' stato ucciso domenica in un blitz delle forze speciali americane. Per la prima volta oggi pomeriggio, in centinaia, residenti di altri quartieri, e qualche decina di giornalisti, si sono avvicinati fino all'impermeabile muro di cinta, alto fino a sei metri, anche grazie all'allentamento del cordone delle forze di sicurezza pachistane, che – si dice – avevano appena finito di fare le loro contro-investigazioni. Ma tra i curiosi, e un po' in tutta la citta', regna lo scetticismo nei confronti della versione della morte di bin Laden fornita dagli Stati Uniti e piu' o meno confermata dalle autorita' pachistane. ''Osama e' il nostro eroe, l'eroe di tutti i musulmani. Sono certo che e' ancora vivo, perche' non abitava qui'', ha detto Mohammed Nias, che vive nella casa di fronte al compound. Secondo il dirimpettaio di Bin Laden, nella residenza-fortezza abitava ''gente normale: c'erano dei bambini che entravano e uscivano da casa e che andavano a scuola'', proprio come tutti nel vicinato. La notte del blitz, che secondo Nias ''e' durato 40 minuti'', l'uomo e' stato ''spaventato'' dai rumori e "anche miei bambini si sono svegliati". Ma del raid notturno, almeno a guardare da fuori, non c'e' traccia evidente. Nel cortile sono rimasti mucchi di spazzatura e segni di incendio, ma e' ormai noto che l'insolita comunita' che vi abitava bruciava i rifiuti invece di smaltirli all'esterno. Sulle mura esterne, in mattoni e cemento, e su quelle bianche dell'edificio centrale a tre piani, non ci sono – almeno a quanto si puo' vedere da una certa distanza – fori di colpi d'arma da fuoco. Mentre alcuni bambini mostrano, come fossero un trofeo, qualche oggetto carbonizzato trovato nei campi coltivati tutti intorno, come una candela per automobili e un interruttore, sostenendo con orgoglio che si tratti di pezzi dell'elicottero americano caduto durante l'operazione. ''E' una cospirazione contro il Pakistan e contro il nostro esercito, una messinscena, e' tutto teatro'', e' il commento piu' diffuso che si ascolta tra la popolazione locale. ''Non e' accettabile che la sovranita' di un Paese venga violata ogni volta che qualcuno vuole farlo'', ha detto Mohammed Assad mentre aspettava il suo turno dal barbiere, senza mai citare gli Stati Uniti. ''Io ho sentito gli elicotteri e sono salito sul tetto di casa, ma non li ho visti perche' erano senza luci'', ha raccontato Mohammed Ijaz nel suo negozio di alimentari. Perche' ad Abbottabad ognuno ha la 'sua notte' da raccontare, la sua versione, i suoi dubbi: nessuno parla apertamente della morte di bin Laden ma di ''quello che e' successo''. Si dice anche che due uomini, padre e figlio, che abitavano vicino al bunker siano ''scomparsi'' da quella notte, ''forse perche' – ha azzardato Ijaz – il padre assomigliava a Osama, anche se lui aveva la barba nera e Osama bianca''. ''La sparizione e l'operazione non c'entrano niente, sono due storie diverse'', ha commentato qualcun altro, mentre le ipotesi e le incertezze diventano quasi argomento di 'conversazione da bar'. Piu' arrabbiate sono certamente apparse sei donne apparse all'improvviso davanti a un gruppo di giornalisti e telecamere di media stranieri che aspettavano lungo la strada il via libera per recarsi al compound. Le signore hanno innalzato cartelli in inglese e urdu con le scritte ''Salvateci da Obama'', ''Svegliati esercito'', ''Vogliamo sicurezza'', denunciando che ''a questo punto chiunque puo' venire in Pakistan e fare quello che vuole'', temendo forse di piu' il vicino indiano che il terrorismo fondamentalista islamico. ''Osama non so chi e', non so neppure se sia una brava persona o no'', ha tagliato corto una di loro. Fuori dal coro, un insegnante, Assad Jadun, che ha asserito perentorio: ''Gli Stati Uniti non dicono bugie. E ho fiducia nel mio governo, perche' siamo noi pachistani le prime vittime dei terroristi. Il governo non lo sapeva che bin Laden era qui''. ''Ma se fosse stato veramente qui – ha replicato un uomo piu anziano, Mohamad Bashir – credete che con tutti i militari che ci sono ad Abbottabad non lo avremmo saputo?''. Ma forse e' stato proprio questo il segreto della lunga latitanza dello sceicco del terrore: nascondersi dove nessuno lo avrebbe cercato.

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