ISLAMABAD 17 MAG Un massacro sventato di – ISLAMABAD, 17 MAG – Un massacro sventato di giustezza a Quetta, nel Baluchistan, con l'uccisione dei membri di un commando terroristico, e la cattura di un pericoloso capo di Al Qaida a Karachi hanno segnato oggi il 'day after' della burrascosa visita ad Islamabad del senatore americano John Kerry. Una missione che, sono concordi gli analisti, non ha risolto nessuno dei problemi bilaterali aperti dal blitz militare del 2 maggio ad Abbottabad in cui e' stato ucciso Osama bin Laden, ma che anzi ne ha fatto balenare un altro di enormi proporzioni: la paura degli Usa per il futuro dell'arsenale atomico pachistano. La Casa Bianca e la Cia devono in questi ultimi mesi aver maturato la convinzione che il problema della presenza di gruppi fondamentalisti e terroristi nei territori tribali pachistani non deve essere preso sottogamba e che anzi e' forse piu' grave di quanto ritenuto fino ad oggi. Quasi a voler provare questo teorema oggi un commando di cinque kamikaze stranieri (non e' chiara la loro nazionalita' forse cecena o uzbeka) sono stati intercettati dalle forze di sicurezza quando si avvicinavano ad un posto di controllo delle Guardie di frontiera vicino a Quetta. Una donna si e' fatta esplodere, mentre gli altri hanno ingaggiato uno scontro con i militari in cui sono deceduti insieme ad un soldato pachistano. Qualche ora dopo e' stato l'esercito pachistano a tornare sulla dolente nota terroristica annunciando l'arresto a Karachi, nel sud, di Muhammad Ali Qasim, considerato un alto responsabile di Al Qaida, conosciuto anche come Abu Sohaib al Makki, di origine yemenita ed attivo lungo la frontiera pachistano-afghana. Non nascondendo la soddisfazione per il colpo messo a segno, l'esercito sottolinea che ''l'arresto di Al Makki e' un evento rilevante nella disarticolazione della rete di Al Qaida che opera nella regione''. Un dato tuttavia che, pur positivo, legittima i timori americani per i progetti che gruppi terroristici potrebbero avere sulle armi nucleari di Islamabad. In questo ambito, ai vertici politici e militari pachistani si sono drizzati i capelli leggendo giorni fa il quotidiano britannico Sunday Express, secondo cui il presidente Barack Obama non esiterebbe ad inviare i marines per ''proteggere'' la tecnologia nucleare in Pakistan, se esistesse una minaccia di carattere terroristico. Sia l'ambasciata Usa, sia il premier Yousuf Raza Gilani hanno emesso comunicati in cui sostengono che a Washington questa preoccupazione non esiste. In particolare Gilani ha detto che ''Kerry e' pronto a firmare con il sangue che gli americani non sono interessati al settore atomico del Pakistan anche se – ha aggiunto – desiderano che esso resti ben protetto e sicuro sotto un comando ed un sistema di controllo affidabili''. Da parte sua l'ex generale e presidente dell'Istituto di studi regionali, Jamshed Ayaz Khan, ha detto oggi all'ANSA di ''escludere che vi sia una minaccia di Al Qaida o dei talebani per il nostro arsenale militare''. E' ''come la penso per l'oggi – ha aggiunto – ne sono sicuro anche per il futuro''. ''In effetti a paesi come Usa, India o Israele, e a molti altri – ha concluso – potrebbe fare gola il nostro arsenale nucleare, ma la sua protezione e' un tema su cui qui fanno quadrato forze politiche, militari e opinione pubblica''.