Bin Laden, Vaticano: niente allegria per una morte

CITTA' DEL VATICANO 2 MAG Il Vaticano ''non – CITTA' DEL VATICANO, 2 MAG – Il Vaticano ''non si rallegra'' per la morte di Osama Bin Laden, come avviene invece in altre parti del mondo. Auspica invece che l'uccisione del leader di Al Qaida ''non sia occasione per una crescita ulteriore dell'odio''. Negli stessi momenti in cui l'uccisione dello ''sceicco del terrore'' provocava oggi scene di giubilo di migliaia di giovani americani davanti alla Casa Bianca a Washington, e mentre leader politici di tutto il mondo applaudivano al risultato dell'operazione anti-terroristica americana in Pakistan, la reazione della Santa Sede e' stata di tenore diverso. ''Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilita' di ognuno davanti a Dio e agli uomini'', ha dichiarato ai media il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Inoltre il cristiano, ha proseguito, ''spera e si impegna perche' ogni evento non sia occasione per una crescita ulteriore dell'odio, ma della pace''. Cio' non toglie, naturalmente, che Osama Bin Laden, ''come tutti sappiamo'', abbia avuto ''la gravissima resposnabilita' di diffondere divisione e odio fra i popoli, causando la morte di innumerevoli persone, e di strumentalizzare le religioni a questo fine'', ha aggiunto il portavoce vaticano. Dalla posizione della Santa Sede traspare, neanche tanto in controluce, anche la preoccupazione che la morte di Bin Laden possa innescare una nuova escalation di violenze e attentati, in particolare contro minoranze cristiane, viste dal terrorismo jihadista come longa manus del ''nemico'' occidentale. Nelle principali citta' del Pakistan oggi scuole e istituti cristiani sono rimasti chiusi, le chiese presidiate e i quartieri cristiani sorvegliati con massime misure di sicurezza, per il timore di attacchi da parte di gruppi talebani. ''La situazione e' tesa. Vi sono forti timori di reazioni, del tutto insensate, contro le minoranze cristiane. Il governo sta ponendo la massima attenzione alle misure di prevenzione'', ha detto all'agenzia vaticana Fides Paul Bhatti, consigliere speciale del governo di Islamabad per le minoranze religiose. E il vescovo Andrew Francis, presidente della locale Commissione episcopale per il dialogo interreligioso, ha anche avuto ''due incontri con le autorita' civili e militari per parlare delle misure di sicurezza verso i luoghi cristiani''. I vescovi pakistani, d'altronde, confermano la medesima posizione del Vaticano sulla morte del capo di Al Qaida. ''Nell'animo di un cristiano non c'e' mai gioia per la morte di un uomo, anche se e' un nemico'', ha detto l'arcivescovo della capitale, mons. Anthony Rufin. Anche dopo la morte di Bin Laden, ha aggiunto, occorre ''ricordare il comandamento supremo del messaggio cristiano: amate i vostri nemici''. E mentre il rappresentante dell'Osce contro l'intolleranza religiosa, Massimo Introvigne, indica come ''grave e preciso dovere dei governi del Pakistan e degli altri Paesi'' quello di ''proteggere subito i cristiani contro le rappresaglie annunciate da Al Qaida e dai suoi alleati'', una importante voce del cattolicesimo italiano, il Sir, agenzia promossa dalla Cei, sottolinea che ora, ''senza l'assillo del leader e del simbolo del terrorismo'', si puo' ''aprire una riflessione seria e profonda, prospettica e responsabile, sui nuovi assetti della regione che va dal Nord Africa al Pakistan''.

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