ROMA – No all'obiezione di coscienza di medici e personale sanitario, no al dolore inutile, si' alla sedazione terminale, anche se puo' accelerare la morte e si' a poter rinunciare a un trattamento sanitario: sono questi i punti cardine del disegno di legge sulle cure palliative e una morte degna per i malati che si trovano ad uno stadio terminale approvato dal Governo spagnolo. Anche la Spagna si appresta dunque ad avere una legge sui temi del fine vita, e probabilmente in tempi molto piu' rapidi di quelli italiani: risale infatti a sei mesi fa l'annuncio del ministro della Salute spagnolo, Leire Pajin, di voler emanare una legge sull'argomento e il testo dovrebbe terminare il suo iter e diventare legge ufficiale entro la fine dell'anno. L'obiettivo e' chiarire quali sono i diritti dei pazienti in fase terminale e gli obblighi del personale sanitario che lo ha in cura. Si comincia quindi col consacrare il diritto del malato a poter rinunciare a un trattamento medico e ad avere sedazione, anche se cio' significa accorciarne l'agonia e portare alla morte. Si prevede inoltre il diritto del paziente, a meno che non si trovi in agonia, a poter trascorrere i suoi ultimi giorni nella propria abitazione. La maggior parte di questi diritti erano gia' stati sanciti dalla Legge di autonomia del paziente approvata nel 2002, ma alcuni casi verificatisi dopo, come quello di Immacolata Echevarria, che ha dovuto aspettare sei mesi perche' la disconnettessero dal respiratore che la teneva in vita, hanno spinto il governo spagnolo ad elaborare una legge piu' concreta. Cosi', per il personale medico e sanitario, si stabilisce chiaramente che non esiste alcun tipo di obiezione, neanche di coscienza o per credo religioso, tantomeno che non si rispettino le volonta' del malato. Il testo varato nei giorni scorsi dal governo spagnolo non contempla comunque ne' l'eutanasia ne' il suicidio assistito, anche se il Psoe (il partito della maggioranza) aveva inserito nel suo programma elettorale del 2004 la creazione di una commissione parlamentare per lo studio dell'eutanasia e il dibattito rimane pendente. ''La legge – spiega il ministro spagnolo – depenalizza eutanasia e suicidio assistito, ma vuole evitare al paziente l'accanimento terapeutico e sofferenze inutili''. La norma chiarisce che e' una buona pratica medica curare fino a che non c'e' piu' speranza e alleviare la sofferenza a partire da quel momento, e che le pratiche permesse non sono piu' di quelle adeguate. Fino ad ora la classe medica, e in particolare la Societa' di cure palliative e quella di medicina intensiva, hanno dato parere positivo alla legge.