Blocco totale del transito di metano russo verso l'Europa. Lo ha annunciato Naftogaz Ukraini, la compagnia energetica di Kiev. Dopo il taglio deciso in mattinata dal monopolista russo Gazprom, l'Ucraina – come preannunciato – sta dirottando verso i clienti nazionali il resto del gas disponibile. Una decisione destinata a inasprire la disputa tra Mosca e Kiev sulle forniture di gas. Tuttavia l'8 gennaio a Mosca riprenderanno le trattative fra Gazprom e Naftogaz Ukraini per arrivare a una soluzione della crisi, afferma il capo della compagnia ucraina Oleg Dubina. Dubina ha detto di aver «parlato con il numero uno di Gazprom Aleksei Miller. L'8 gennaio parto per Mosca per continuare le trattative».
PROTESTA UE – All'annuncio del blocco c'era stata l'immediata protesta ufficiale della presidenza ceca dell'Unione europea: «Il taglio delle forniture di gas russo via Ucraina in alcuni Stati membri è completamente inaccettabile». «Senza allarmi preventivi e in chiara contraddizione con le rassicurazioni date dalle più alte autorità russe e ucraine all'Unione europea – indica una nota congiunta Ue-Commissione europea – le forniture di gas in alcuni Stati membri sono state tagliate in misura sostanziale: questa situazione è completamente inaccettabile». Secondo quanto riferisce l'Unione europea, tra i Paesi a rischio ci sarebbe anche l'Italia (oltre ad Austria e Slovenia). Hanno già subìto le conseguenze della crisi Romania, Bulgaria, Macedonia, Grecia, Turchia, Serbia, Slovacchia, Ungheria e Bosnia. La Francia ha reso noto che le forniture di gas naturale russo risultano in calo «di oltre il 70 per cento» rispetto alla norma.
ITALIA – In effetti, la notte di lunedì, intorno alle 4, si è registrato nel nostro Paese un blocco totale delle forniture di gas dalla Russia. Lo riferiscono fonti che seguono la vicenda precisando che Gazprom avrebbe assicurato solo 7 milioni di metri cubi alla penisola. Vale a dire poco meno del 20% della quantità prevista per la giornata odierna che, in base alla festività , ammontava a 45 milioni di metri cubi contro una media giornaliera che l'Italia importa normalmente dalla Russia pari a 60 milioni di metri cubi. La fornitura russa rappresenta circa un quinto del fabbisogno del paese, pari a 300 milioni di metri cubi. Il portavoce del ministero dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, assicura che in ogni caso non dovrebbero esserci problemi. «Noi siamo al 90% degli stoccaggi». Ma cosa potrebbe succedere se la disputa tra Russia e Ucraina durasse ancora a lungo? «Abbiamo già previsto l'aumento dell'import dagli altri Paesi, laddove dovesse rendersi necessario: Libia, Algeria, Olanda, Norvegia e Gran Bretagna». Il portavoce di Scajola ha ricordato che «tra qualche settimana entrerà in funzione il rigassificatore di Rovigo, che importerà gas liquido dal Qatar, e che avrà una capacità a regime pari al 10% dei consumi nazionali». A Milano, nel frattempo, si è svolta una riunione dei vertici dell'Eni per valutare la situazione, e decidere eventuali contromosse. «Possiamo guardare alla crisi in corso tra l'Ucraina e la Russia e alle ripercussioni nelle prossime settimane con serenità per la sicurezza energetica dell'Italia – ha dichiarato l'ad Paolo Scaroni – sperando che la disputa venga risolta a breve».
LA CRISI – La nuova crisi tra Kiev e Mosca è scoppiata dopo che il monopolista russo del gas, Gazprom, ha tagliato le forniture all'Ucraina il 1 gennaio. Il colosso energetico accusa Kiev di non avere pagato i debiti pregressi e di rubare decine di milioni di metri cubi di gas al giorno. La disputa coinvolge anche i Paesi europei, che ricevono un quinto del loro gas dai gasdotti che attraversano l'Ucraina. A subire la riduzione del flusso di gas sono la Moldavia, la Bulgaria, la Romania, la Grecia, la Macedonia, la Turchia, la Polonia, l'Ungheria, la Slovacchia, la Croazia e la Germania. Bulgaria, Turchia, Grecia e Macedonia sono le più colpite e già da oggi (martedì, ndr) non ricevono più gas dal gasdotto ucraino.
TENSIONI POLITICHE – La disputa sul gas, simile a quella avvenuta tre anni fa, riflette anche le tensioni politiche tra Russia e Ucraina. Il Cremlino si oppone da tempo all'ambizione dell'Ucraina di unirsi alla Nato e alcuni politici occidentali vedono un parallelismo tra il conflitto georgiano e il comportamento della Russia con Kiev.
