PROTESTA UE – All'annuncio del blocco c'era stata l'immediata protesta ufficiale della presidenza ceca dell'Unione europea: «Il taglio delle forniture di gas russo via Ucraina in alcuni Stati membri è completamente inaccettabile». «Senza allarmi preventivi e in chiara contraddizione con le rassicurazioni date dalle più alte autorità russe e ucraine all'Unione europea – indica una nota congiunta Ue-Commissione europea – le forniture di gas in alcuni Stati membri sono state tagliate in misura sostanziale: questa situazione è completamente inaccettabile». Secondo quanto riferisce l'Unione europea, tra i Paesi a rischio ci sarebbe anche l'Italia (oltre ad Austria e Slovenia). Hanno già subìto le conseguenze della crisi Romania, Bulgaria, Macedonia, Grecia, Turchia, Serbia, Slovacchia, Ungheria e Bosnia. La Francia ha reso noto che le forniture di gas naturale russo risultano in calo «di oltre il 70 per cento» rispetto alla norma.
ITALIA – In effetti, la notte di lunedì, intorno alle 4, si è registrato nel nostro Paese un blocco totale delle forniture di gas dalla Russia. Lo riferiscono fonti che seguono la vicenda precisando che Gazprom avrebbe assicurato solo 7 milioni di metri cubi alla penisola. Vale a dire poco meno del 20% della quantità prevista per la giornata odierna che, in base alla festività, ammontava a 45 milioni di metri cubi contro una media giornaliera che l'Italia importa normalmente dalla Russia pari a 60 milioni di metri cubi. La fornitura russa rappresenta circa un quinto del fabbisogno del paese, pari a 300 milioni di metri cubi. Il portavoce del ministero dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, assicura che in ogni caso non dovrebbero esserci problemi. «Noi siamo al 90% degli stoccaggi». Ma cosa potrebbe succedere se la disputa tra Russia e Ucraina durasse ancora a lungo? «Abbiamo già previsto l'aumento dell'import dagli altri Paesi, laddove dovesse rendersi necessario: Libia, Algeria, Olanda, Norvegia e Gran Bretagna». Il portavoce di Scajola ha ricordato che «tra qualche settimana entrerà in funzione il rigassificatore di Rovigo, che importerà gas liquido dal Qatar, e che avrà una capacità a regime pari al 10% dei consumi nazionali». A Milano, nel frattempo, si è svolta una riunione dei vertici dell'Eni per valutare la situazione, e decidere eventuali contromosse. «Possiamo guardare alla crisi in corso tra l'Ucraina e la Russia e alle ripercussioni nelle prossime settimane con serenità per la sicurezza energetica dell'Italia – ha dichiarato l'ad Paolo Scaroni – sperando che la disputa venga risolta a breve».
LA CRISI – La nuova crisi tra Kiev e Mosca è scoppiata dopo che il monopolista russo del gas, Gazprom, ha tagliato le forniture all'Ucraina il 1 gennaio. Il colosso energetico accusa Kiev di non avere pagato i debiti pregressi e di rubare decine di milioni di metri cubi di gas al giorno. La disputa coinvolge anche i Paesi europei, che ricevono un quinto del loro gas dai gasdotti che attraversano l'Ucraina. A subire la riduzione del flusso di gas sono la Moldavia, la Bulgaria, la Romania, la Grecia, la Macedonia, la Turchia, la Polonia, l'Ungheria, la Slovacchia, la Croazia e la Germania. Bulgaria, Turchia, Grecia e Macedonia sono le più colpite e già da oggi (martedì, ndr) non ricevono più gas dal gasdotto ucraino.
TENSIONI POLITICHE – La disputa sul gas, simile a quella avvenuta tre anni fa, riflette anche le tensioni politiche tra Russia e Ucraina. Il Cremlino si oppone da tempo all'ambizione dell'Ucraina di unirsi alla Nato e alcuni politici occidentali vedono un parallelismo tra il conflitto georgiano e il comportamento della Russia con Kiev.