A 13 mesi dalle prossime elezioni il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula Da Silva lancia una riforma per la Nuova Indipendenza del suo paese, fondata sugli immensi giacimenti di petrolio, scoperti in fondo al mare. Nelle profondità marine dei tre stati di Rio De Janeiro, Santu Espiritu, San Paolo sono stai trovati quantitativi di petrolio quantificabili tra gli otti e i nove mila milioni di barili.
L’oro nero brasiliano, che sarà sfruttato dalla compagnia Petrobas, si trova sotto uno strato di circa due kilometri di sale pietrificato, a migliaia di chilometri di profondità. L’estrazione sarà costosa e ambientalmente pericolosa, ma il guadagno vertiginoso può aprire all’intero Paese Sudamericano grandi prospettive, una vera rivoluzione.
Per questo Lula sta studiando una legge che distribuisca i vantaggi del grande sfruttamento a tutti e 27 gli Stati della Confederazione brasiliana. E non li limiti ai tre che “detengono” i giacimenti. Su questo progetto c’è già scontro, perchè ovviamente i governatori di Rio de Janeiro, Santu Espiritu e San Paolo rivendicano le difficoltà dell’estrazione, i danni ambientali e chiedono più vantaggi. Uno dei tre governatori potrebbe essere un corsa contro la candidata di Lula, Dilma Rousseff, “successora” in pectore del presidente uscente dopo due mandati.
Lula vuole che il Congresso vari una legge per bloccare i vantaggi enormi del petrolio in progetti di educazione, uscita dalla povertà e progresso scientifico. Inoltre nei suoi piani c’è la costruzione del primo sottomarino nucleare brasiliano ( e latinoamericano) e il varo di una vera flotta di sommergibili. «Non abbiamo nemici – dice il ministro della Difesa Nelson Jobim – ma vogliamo essere pronti per ogni evenienza.»
La nuova flotta prevede anche 11 incrociatori e una portaerei. Insomma, grazie al petrolio, il Brasile traguarda un futuro da grande potenza.
