Caccia agli sprechi per abbassare le tasse

ROMA 8 MAG L'acquisto di pro – ROMA, 8 MAG – L'acquisto di prodotti ad un costo superiore al prezzo di mercato o l'utilizzo di due impiegati al posto di uno; l'uso di fondi pubblici senza tener conto dei diversi benefici per la collettivita' o la progettazione di opere incomplete. E' partita la caccia a sprechi e inefficienze. Sul tavolo di una delle quattro commissioni al lavoro, che lavora per un check up sul bilancio, e' arrivato un primo rapporto del coordinatore Piero Giarda dove traccia anche modi per taglio della spesa e non nasconde che ''strumenti finora utilizzati per realizzare obiettivi di contenimento del deficit di bilancio, potrebbero domani essere utilizzati per finanziare la riduzione della pressione tributaria e contributiva''. Il rapporto, che e' stato al centro dell'ultima riunione del gruppo di lavoro di Giarda, stila una classificazione degli sprechi di bilancio che, durante la prossima settimana, sara' ulteriormente incrementata, con l'inserimento di due ulteriori voci: gli enti inutili e i cosiddetti ''costi'' della politica. L'obiettivo fissato da Tremonti e' quello di raccogliere anche le voci delle categorie (al tavolo sono presenti tutte le parti sociali, dalla Cgil alla Confinudtria, dalla Confartigianato alla Confedilizia) chiudere entro maggio la discussione ed elaborare un Libro Bianco, che come e' accaduto nel passato, sara' poi la base della riforma fiscale. L'elenco – ''tassonomia'', viene definito dallo studio – divide gli sprechi in tre macro categorie: ci sono le inefficienze produttive, quelle gestionali e quelle economiche. Gli sprechi nella produzione di beni e servizi sono i piu' ovvi. Ci sono – viene spiegato – ''quando si utilizzano due impiegati al posto di uno'' o una auto blu costosa e' sotto utilizzata; ma anche quando si acquistano beni (''non e' raro per i farmaci'') ad un prezzo superiore (le differenze tra regioni sono elevate) o di scelgono tecniche di produzione sbagliate, oramai obsolete. Piu' complessa sono le inefficienze di gestione. Facile comprendere che ci sono quando si sbagliano investimenti o si scelgono programmi finalizzati a soggetti che non ne hanno bisogno, si progettano opere incomplete o non si completano opere gia' iniziate. Il nodo e' piu' complesso quando le inefficienze gestionali sono dovute al mancato adeguamento dei servizi ai mutati bisogni della collettivita'. Ci sono cosi' ''le inefficienze legate al mantenimento in vita di programma per i quali non sussistono piu' (se mai sono esistiti) i vantaggi che avevano sostenuto la loro adozione iniziale''. In questo caso il nodo e' al centro del dibattito politico e l'approccio proposto si differenzia dagli attuali ''tagli lineari'' ai budget dei ministeri, che tante proteste hanno sollevato. E' il metodo che gli anglossassoni definiscono ''spending review'', selezione delle spese. ''La cancellazione di pezzi dell'intervento pubblico non piu' rilevanti – viene spiegato – rimane uno dei temi di maggior rilevo nella politica della spesa''. E – viene spiegato – i tagli ''sono piu' difficili in periodo di bassa crescita''. Gli sprechi piu' difficile da soppesare sono pero' quelli dell'ultimo capitolo, che sono alla base del dilemma ''tasse o spese''. I benefici specifici di una spesa ''possono essere inferiori ai costi provocati dal suo finanziamento'', in pratica dalle tasse. ''Le imposte elevate e la struttura del prelievo – non si nasconde il rapporto – possono scoraggiare l'attiita' economica l'offerta di lavoro e l'assunzione di rischi''. Le soluzioni: spostare i servizio fuori dal pubblico (ma ci sono stati – viene rilevato – ''forti aumenti tariffari in settore da sempre cari alla visione socialdemocratica (trasporti, energia, ambiente, acqua, ecc.)''. Oppure si puo' ridurre stanziamenti, introdurre vincoli di spesa, modificare diritti dei beneficiari di spesa. Tutti strumenti gia' utilizzati per ridurre il deficit – chiosa il rapporto che lascia pero' una speranza ai contribuenti tartassati – ''ma che potrebbero domani essere utilizzati per finanziare la riduzione della pressione tributaria e contributiva''.

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