ROMA – E' finita sul serio, Carlo Ancelotti non e' piu' l'allenatore del Chelsea e chissa' che non sia un segno del destino che proprio oggi sia in arrivo a Londra James Pallotta, uno dei businessman americani, probabilmente il piu' ricco, che hanno appena acquistato la Roma. In attesa di eventuali sviluppi futuri sul fronte giallorosso, 'Carletto' incassa i ringraziamenti di rito di Abramovich e del Consiglio dei 'Blues', e viene messo alla porta. Appena un anno fa era stato lui il tecnico del 'Double', la storica prima volta del Chelsea campione d'Inghilterra e vincitore anche della Coppa nazionale nella stessa stagione calcistica. Ma la gloria a volte e' fuggevole, cosi' soltanto dodici mesi dopo il 'board' del club londinese sottolinea che i risultati non sono stati all'altezza delle' aspettative e mette alla porta il tecnico sebbene fosse ancora sotto contratto. Ad indispettire ancor di piu' Abramovich e la dirigenza, anche se la decisione era gia' stata presa (ma non ancora ufficializzata), e' stata la sconfitta odierna, nell'ultima giornata di Premier, sul campo dell'Everton, che ha fatto si' che Terry e compagni venissero raggiunti nella classifica finale dal Man City di Roberto Mancini. Il secondo posto del Chelsea e' salvo solo per la differenza reti, ed il distacco dal Manchester United, campione e vincitore anche oggi (ha mandato in serie B il Blackpool) e' stato di nove punti, troppi per la pazienza di Roman Abramovich. Cosi' ecco il comunicato sul sito del club non appena si sono spenti gli echi delle utlime partite. Ancelotti non e' piu' l'allenatore del Chelsea. A spingere il magnate russo verso la decisione di non rinnovare la fiducia al tecnico c'e' prima di tutto il grande rimpianto, per non dire l'ossessione, che si chiama Champions League. Questo traguardo e' stato mancato di nuovo, e sempre a causa del Manchester United, da cui i Blues sono stati eliminati nei quarti di finale, e proprio quel mancato superamento del turno, e poi la sconfitta contro i 'red devils' anche in campionato che ha voluto dire addio allo scudetto, sono stati fatali al tecnico che ora rientra a pieno titolo nel valzer delle panchine. Ancelotti, almeno a parole e magari aspettando un segnale da Pallotta (e da Franco Baldini, un altro che a Londra e' di casa), sembra attratto dall'idea di rimanere in Inghilterra, in un calcio meno stressante e piu' a misura di famiglie di quello italiano. Ma forse una delle dichiarazioni fatte oggi nel dopo partita e' servita solo a far capire a chi di dovere che non pretende per forza di fare la Champions. ''Intanto devo dire grazie a tutti i miei giocatori, perche', piu' o meno, hanno fatto sempre il loro meglio. Io al West Ham (appena retrocesso in serie B n.d.r.)? Perche' no? L'atmosfera e' fantastica anche in Championship, dove gli stadi sono sempre pieni. In Italia e' completamente diverso. In Serie B ci sono massimo duemila persone. Non importa se allenero' un grande o un piccolo club, per me l'importante e' lavorare bene''. Come dire che, con i presupposti giusti, gli piacerebbe anche tornare a Trigoria. Ma se a Londra si sta troppo bene, ecco il West Ham o il Tottenham, dove non e' poi cosi' sicuro che Harry Redknapp rimanga. E hai visto mai che non si liberi il posto di ct della Costa d'Avorio: poco prima del Mondiale sudafricano Carletto disse che un suo sogno era di allenare proprio gli Elefanti, e alla prossima Coppa d'Africa manca soltanto un anno.
