NAPOLI – Le schede sim estere che l'ex dg della Juve Luciano Moggi avrebbe consegnato ad arbitri e designatori per comunicazioni riservate: e' stato ancora questo, che si configura come un cardine a sostegno dell'accusa di associazione per delinquere, l'argomento al centro della requisitoria del pm Giuseppe Narducci al processo di calciopoli, ripreso oggi davanti alla nona sezione del Tribunale di Napoli. Il magistrato ha passato in rassegna tutti gli elementi che riconducono le schede a Moggi all'ex ds del Messina Mariano Fabiani, agli ex designatori Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto nonche' ad alcuni arbitri. Sono 54 le sim straniere (di gestori svizzeri, sloveni e del Lichtstein) acquistate e di queste 29 quelle utilizzate, ha sottolineato Narducci. Le prove che chiamano in causa gli imputati sono, a giudizio del pm, numerose e convergenti. Si va dalle dichiarazioni di Romeo Paparesta – che ha sostenuto di aver ricevuto i telefonini durante un incontro nell'abitazione napoletana del dirigente bianconero – e del figlio Gianluca (il quale le ha utilizzate), alle ammissioni fatte da Bergamo durante l'istruttoria (ammise che Moggi consegno' le schede sia a lui sia al collega Pairetto, precisando di aver commesso una leggerezza) anche se al processo non ha fatto riferimenti ad esse. Narducci ha ripercorso l'indagine tecnica che ha portato all'attribuzione delle schede a ciascun imputato: i telefonini agganciavano le celle di localita' dove gli imputati risiedevano o si spostavano: e' risultato infatti che i telefonini riservati attribuiti agli arbitri indagati – come Pieri, gia' condannato in primo grado, Racalbuto, Dattilo, De Santis – si agganciavano o nei luoghi di residenza, o a Coverciano dove si trovavano in occasione dei raduni, o nelle citta' dove arbitravano. Un'ulteriore certezza e' rappresentata da alcune imprudenze commesse dagli imputati, che spesso hanno utilizzato i cellulari riservati per comunicare con telefoni di gestori italiani di indagati che avevano le utenze sotto controllo, o chiamando propri familiari offrendo cosi' agli inquirenti la possibilita' di risalire alle sim. Il pm ha citato diversi casi, come la telefonata che dal proprio numero fisso Bergamo fece a Moggi su una utenza riservata. Narducci ha ricordato che su questo punto nel corso del processo, ''nessun imputato ha fatto dichiarazione anche un minimo larvatamente ammissorie''. Ma ha anche messo l'accento sul fatto che lo stesso Moggi, durante la trasmissione Matrix, ammise di aver consegnato alcune schede ai designatori, sostenendo di averle utilizzate per difendersi da una sorta di spionaggio industriale di cui si sentiva vittima da parte della Telecom e per condurre operazioni di calciomercato. ''Una versione di una insussistenza assoluta'', ha commentato il pm. Se fosse vero la sua tesi, infatti, avrebbe dovuto fornire tali schede agli stretti collaboratori della societa' o ad agenti di calciatori, e non ad arbitri e designatori (''persone che con segreti industriali non hanno nulla a che fare'', e ''che c'entrano inoltre i designatori col calciomercato?''). La verita' per il rappresentante dell'accusa e' che si trattava di comunicazioni ''di diverso tipo ed e' un segreto appartenente a una organizzazione''. Le intercettazioni hanno consentito di accertare gli argomenti delle comunicazioni e avevano a che fare con le designazioni degli arbitri o con suggerimenti dati da Moggi ai direttori di gara. E' capitato che mentre Moggi stava conversando e la sua telefonata veniva intercettata, riceveva una chiamata sul telefono riservato e allora, senza riattaccare la precedente telefonata, parlava sull'utenza segreta favorendo cosi' una sorta di intercettazione ambientale in quanto gli inquirenti hanno avuto la possibilita' di ascoltare quello che diceva il dirigente bianconero. Come una conversazione con Pieri (''dove lo trovi un difensore come me, io quando prometto mantengo..'), con Racalbuto (''la peggiore che ti poteva capitare..tu fai la partita regolare..''. In un'altra conversazione suggerirebbe all'arbitro di saltare un turno per malattia per tenersi pronto per la partita della Juve a Cagliari, poi arbitrata effettivamente da Racalbuto). Nella seconda parte della requisitoria Narducci si e' soffermato sulla posizione dell'ex arbitro Massimo De Santis, sostenendo che questi cambio' atteggiamento nei confronti della Juve quando seppe del coinvolgimento in un'inchiesta degli arbitri amici Gabriele e Palanca, nonche' delle indagini, avviate prima dalla procura di Torino e poi da quella di Napoli. I pm Narducci e Stefano Capuano riprenderanno la requisitoria il 24 maggio prossimo. Nell'udienza successiva dovrebbero formulare le richieste.