ROMA – ''Ma cosa si immaginavano? Che ci saremmo arruolati al suono della fanfara, con un Pdl in piena deriva estremista o con De Magistris e Pisapia?''. In una intervista al Messaggero Pier Ferdinando Casini difende la scelta del Terzo Polo, che e' ''gia' una realta' '' di non schierarsi ai ballottaggi, sottolineando che i risultati elettorali dimostrano ''fin d'ora che nella prossima legislatura ne' Pdl ne' Pd avranno la maggioranza dei seggi in Senato e dunque sara' possibile avviare una nuova stagione politica nel segno nuovo dell'unita' nazionale''. L'esito del voto di Milano, per il leader centrista va letto come una ''bocciatura di Berlusconi da parte degli elettori''. Premier che ormai ''guida una coalizione estremista in cui persino la Lega appare come l'ala moderata''. Nessun 'ritorno a casa' insomma, perche' ''qualche poltrona potra' interessare a qualche trasformista, certo non noi''. Ma nessuna intenzione di aderire all'idea del Pd di unire 'le forze della ricostruzione': ''Mi auguro – dice Casini – che Bersani sviluppi con coerenza questa impostazione del Pd, che giudico positiva''. La discussione, aggiunge, ''va approfondita, ma certo non prenderemo scorciatoie, ne' parteciperemo a governi come quelli di Prodi''. Per Casini, comunque, ora la fine della legislatura e' ''piu' vicina'' e ''non credo che basti – osserva – nemmeno un nome nuovo a Palazzo Chigi''. Il Terzo Polo dalle amministrative esce con un ''punto certo'': ci sono ''i numeri per ottenere il quorum in tutte le Regioni, quindi non ci sara' al Senato una maggioranza autosufficiente. Il discorso sulla necessaria unita' nazionale per affrontare il prossimo decennio ripartira' li' ''.