ROMA – Nessuno sconto a Renato Vallanzasca per le spese di mantenimento in carcere e le spese di giustizia che lo Stato ha dovuto anticipare, al posto suo, negli ultimi dieci anni di detenzione. Lo ha deciso la Cassazione sottolineando che l'ex bandito della Comasina – condannato a quattro ergastoli e a 260 anni di reclusione – non ha nessun diritto a chiedere la remissione del debito con l'erario perchè ha continuato ad avere comportamenti delinquenziali in carcere. La Suprema Corte, inoltre, ha aggiunto che la circostanza che Vallanzasca abbia promesso di versare cento euro in beneficienza all'associazione 'Vittime del dovere' – quando verrà in possesso dei proventi dei diritti d'autore per il libro dal quale è stato tratto il film 'Vallanzasca, gli angeli del male' diretto da Michele Placido – non lo esime dal pagare il suo conto con la pubblica amministrazione. In proposito i supremi giudici – con la sentenza 18345 – rilevano che Vallanzasca "prima ancora di disfarsi del proprio denaro seguendo intenzioni di liberalità , deve innanzitutto assolvere agli oneri derivanti dalla propria condizione di condannato rifondendo il denaro pubblico anticipato dall'erario". E' stata così annullata senza rinvio l'ordinanza con la quale la magistratura di sorveglianza di Milano, lo scorso 10 giugno, aveva detto sì alla cancellazione del debito del 'bel Renè'. Vallanzasca è detenuto da quasi quaranta anni. Ha ottenuto il permesso al lavoro esterno, in una pelletteria. La sua richiesta di semilibertà e' stata respinta nei mesi scorsi.
