L’onda lunga dello scandalo dei rimborsi ai parlamentari britannici continua a farsi sentire. Sul sito del governo sono stati pubblicati quattro anni di spese parlamentari: più di un milione di ricevute e richieste scannerizzate e messe sulla rete, a disposizione dei contribuenti. I cittadini potranno così verificare come i loro eletti spendono i soldi pubblici.Dalla bolletta del gas dell’ex primo ministro Tony Blair, ai costi sostenuti dal suo successore Gordon Brown per rinnovare cucina e soggiorno, la casistica è ampia: c’è anche il parlamentare che chiede il rimborso per la pappa del cane a quello che si fa spesare il mutuo.
Storie di politica deviata, e pure un po’ sparagnina, svelate in queste settimane dal quotidiano The Telegraph: abusi che col nuovo sistema non dovrebbero più avere margini di esistenza.
Mezzi di informazione e cittadini, però, non sono soddisfatti: addirittura, più di uno ha parlato di “censura”. E questo perché i parlamentari hanno voluto dettare le condizioni della pubblicazione. Indirizzi, piani di volo e altre informazioni personali devono rimanere segreti, hanno detto: è una questione di privacy e sicurezza.
Così, queste e altre specifiche sono state omesse. In alcune ricevute, per esempio, le cifra spesa è stata completamente decontestualizzata, tanto da non permettere di capire se un rimborso sia giustificato o meno.
Da parte sua, il Telegraph ribatte che proprio questi dettagli hanno permesso di smascherare alcuni degli abusi più gravi (che hanno stroncato una decina di carriere).
«Le info pubblicate sono molto povere rispetto alla documentazione originale, – fa notare Katherine Gundersen, ricercatrice del gruppo “Campagna per la libertà informatica”, da anni impegnato per la causa del libero web – serviranno solo a fare arrabbiare ancora di più cittadini: si ha la sensazione che i politici siano stati coperti».
Della stessa opinione Paul Robertson, direttore del giornale inglese Evening Chronicle: «Compromettere i dati serve solo ad accrescere lo scetticismo della gente sulla condotta del Parlamento».