Centrali carbone italiane: la mappa

ROMA – Dopo lo stop al nucleare, il futuro sembra essere l'energia rinnovabile, ma senza trascurare quelle tradizionali, a cominciare dal carbone. Sono 13 le centrali a carbone sul territorio nazionale, 3 in Liguria (Vado Ligure, Genova, La Spezia), 1 in Lombardia (Brescia), 2 in Veneto (Fusina, Marghera), 1 in Fvg (Monfalcone), 1 in Umbria (Bastardo), 1 nel Lazio (Torrevaldaliga Nord), 2 in Puglia (Brindisi), 2 in Sardegna (Fiumesanto, Del Sulcis). Oltre 90 le aziende specializzate con un fatturato complessivo di 6 miliardi di euro, e 6mila addetti. L'unica risorsa carbonifera italiana e' concentrata nel bacino del Sulcis Iglesiente, nella Sardegna sud-occidentale, con una produzione di circa 1 milione di tonnellate annue. L'Italia importa via mare circa il 90% del proprio fabbisogno di carbone per 2.500 miliardi di euro l'anno. Diversificate le provenienze di questa fonte fossile: principalmente Stati Uniti, Sud Africa, Australia, Indonesia, Colombia, Canada, Russia, e il Venezuela. – QUOTA COPERTURA FABBISOGNO ELETTRICO NAZIONALE Il 12% della produzione elettrica italiana 2010 – secondo dati Assocarboni – proviene dal carbone, una quota minore della media europea (33%) e del mondo (41%), ma che ha un alto potenziale di crescita a questo combustibile fossile anche alla luce della frenata sul nucleare. La recente inaugurazione di impianti di ultima generazione danno poi nuovo slancio a una fonte di approvvigionamento di tradizione secolare. Che oggi garantisce una elevata sicurezza nella movimentazione in quanto non infiammabile, ne' esplosivo, ''ne' inquinante per il suolo immediatamente circostante'', secondo uno studio di Nomisma Energia su 'Centrali a carbone e Agricoltura'. – FONTE ENERGETICA AMICA DELL'AMBIENTE In Italia 9 centrali a carbone, sulle 13 attive, sono certificate Emas. L'84% della potenza italiana installata a carbone (equivalenti a 9.500 Mw di potenza) ha una certificazione ambientale di standard europeo, piu' severa della Iso 14001. Negli ultimi 20 anni, secondo il rapporto Assocarboni, le emissioni di anidride solforose sono state ridotte per oltre il 70%; nettamente inferiori agli obblighi di legge le emissioni di polveri (15 mg/Nms rispetto al limite di 30 mg/Nms) e degli ossidi di azoto. Mentre ceneri e gessi da carbono sono riciclate al 100%. Gia' nel 2000 le centrali a carbone italiani, con dieci anni di anticipo rispetto agli obiettivi di Kyoto, hanno ridotto del 7,6% le emissioni di anidride carbonica (Co2). Tra i progetti piu' innovativi di 'carbon capture', l'impianto pilota presso la centrale Federico II di Brindisi inaugurato a marzo da Enel, in collaborazione con Eni, capace di assorbire 8mila tonnellate di Co2 l'anno. – FONTE ENERGETICA LABOUR INTENSIVE Sono 6mila gli addetti diretti, 3mila guelli indiretti. La produzione di energia elettrica da carbone ha un rapporto occupazionale di quasi 3 a 1 rispetto a un ciclo combinato a gas naturale. Con il carbone servono 0,37 addetti Mw; con l'olio combustibile 0,24 addetti per Mw; con il gas naturale 0,14 addetti. – GEOGRAFIA DELLE RISERVE MONDIALI E' la fonte energetica ''piu' democratica'', secondo il presidente di Assocarboni Andrea Clavarino. Le riserve mondiali sono distribuite in piu' di 100 Paesi, con depositi presenti in aree differenziate tra loro anche sotto l'aspetto della stabilita' politica interna. – TENDENZE GLOBALI A livello globale, l'aumento relativo della produzione termoelettrica da carbone e' – prosegue il rapporto – ''una tendenza mondiale in ragione dalla sua maggiore economicita' e stabilita' del prezzo rispetto altre fonti primarie, ampia disponibilita' della risorsa, sicurezza dell'approvvigionamento. Negli ultimi 160 anni ha garantito materia prima con una sicurezza dell'approvvigionamento due volte superiore a quello da gas e 3,5 rispetto all'olio''.

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