VERONA – Finisce con una grande festa, quella di un altro 'scudetto' in riva all'Adige: il Chievo supera il Lecce e sale a quota 42, traguardo che sancisce la conquista della salvezza. Una grande gioia, la conferma di un lavoro di qualita', di un gruppo plasmato per un obiettivo. La vittoria e' dei giocatori, della societa', in primis del presidente Luca Campedelli, ma impossibile dimenticare il direttore sportivo Giovanni Sartori, ma anche un tecnico come Stefano Pioli, pragmatico, grande lavoratore, attento ai particolari e, soprattutto, persona di buon senso. Quel buon senso che il Chievo ha palesato anche nella vittoria contro il Lecce che, invece, inguaia terribilmente i salentini, ancora vivi, tuttavia, grazie ai risultati delle dirette concorrenti. A decidere la sfida del Bentegodi e' una zampata ravvicinata di Rigoni, emblema di questo Chievo cinico, spietato, lavoratore, mai domo. Un gol da condividere con capitan Sergio Pellissier, attaccante dalla mille risorse, sempre pronto al sacrificio, ma giocatore dotato di classe cristallina. Se il Chievo fa festa il Lecce dovrebbe recitare il mea culpa. L'atteggiamento tattico scelto da De Canio, con il solo Di Michele a dannarsi l'anima ha lasciato a desiderare. E il cambio modulo in corsa non ha sortito effetti.