ROMA – Una grande maggioranza dei porti del mondo, dove passa l'80% delle merci del pianeta, non si sta attrezzando per i problemi che verranno a causa dei cambiamento climatici. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Climatic Change, secondo cui solo una minima parte sta mettendo in campo delle misure contro il previsto innalzamento dei mari e contro le tempeste sempre piu' frequenti. I ricercatori hanno analizzato i dati, ottenuti tramite un questionario alle autorita' di gestione, di 93 tra i maggiori porti commerciali del mondo: il risultato e' stato che solo il 6% sta pianificando di costruire delle strutture per difendersi dagli uragani, e meno di un porto su cinque (il 18%) ha in programma di erigere degli argini contro le acque sempre piu' alte: "Gli scienziati hanno previsto che il livello dei mari crescera' tra 1,6 e 6 metri entro il 2100, e che gli uragani di categoria 4 e 5 potrebbero raddoppiare in questo secolo – spiega Austin Becker dell'universita' di Stanford – e questo ampio range e' una parte del problema per pianificare le contromisure". Per cercare di aiutare le autorita' nel capire gli effetti sui singoli porti i ricercatori hanno sviluppato un modello in grado di simulare l'impatto dei cambiamenti climatici in aree ristrette e di calcolare il materiale e le strutture necessarie per difendersi: "Se si prendono le stime piu' pessimistiche ogni porto del pianeta avra' dei problemi entro questo secolo – spiegano – se si guarda ai porti di oggi si vedono edifici costruiti 100 anni fa, quindi quelli che vengono costruiti attualmente saranno ancora in piedi quando i cambiamenti climatici inizieranno a ridisegnare le coste".