ROMA – ''Alcuni miei amici sono stati uccisi dalla Brigate Rosse. E' nel nome di questi miei amici che ho svolto il mio ruolo alla Corte Costituzionale''. All'indomani dello sdegno del Capo dello Stato per i manifesti che hanno equiparato i magistrati di Milano ai brigatisti, il presidente dell'Alta Corte Ugo De Siervo si congeda da Palazzo della Consulta ricordando le vittime del terrorismo. Il suo mandato novennale di giudice costituzionale scade il prossimo 29 aprile e fino a quel giorno non partecipera' piu' ai lavori collegiali ma potra' firmare i ruoli d'udienza. Se dunque il conflitto sul caso Ruby sollevato dalla Camera venisse depositato in cancelleria da qui ai prossimi giorni, nulla vieta a De Siervo fissare la data della camera di consiglio per l'ammissibilita' del ricorso, prodromica al decisivo giudizio di merito che si terra' solo in un secondo momento. Per ora a Palazzo della Consulta non e' arrivato alcunche'. A provvedere potrebbe dunque essere il successore di De Siervo, anche se la corsa alla presidenza si aprira' formalmente tra poco piu' di un mese. Tacciata dal premier Berlusconi di essere un organo politico nelle mani di giudici per la maggior parte di sinistra, la Corte tornera' inevitabilmente a vivere momenti di fibrillazione. L'attuale vicepresidente, Paolo Maddalena, presiedera' i lavori collegiali fino al prossimo 29 maggio, cosi' da dare alle Camere un mese di tempo per eleggere il nuovo giudice costituzionale di nomina parlamentare in sostituzione di De Siervo (scelto nel 2002 su indicazione del centrosinistra). Trascorsi i trenta giorni canonici, se anche il Parlamento non dovesse provvedere alla nomina del nuovo giudice, Maddalena convochera' la camera di consiglio – tra la fine di maggio e i primi di giugno – per l'elezione del nuovo presidente della Consulta. Resta da vedere se anche stavolta prevarra' il criterio dell'anzianita': in tal caso Maddalena (giudice proveniente dalla Corte dei Conti) siederebbe sullo scranno piu' alto di Palazzo della Consulta fino al prossimo 30 luglio, giorno in cui scadra' il suo mandato novennale alla Corte. Ma ad insidiargli la poltrona potrebbe essere Alfonso Quaranta (proveniente dal Consiglio di Stato e dato per orientamento di centrodestra), che garantirebbe una presidenza assai piu' lunga – fino a gennaio 2013 – e che gia' nelle precedenti elezioni fece traballare la nomina di De Siervo per un solo voto di scarto. Nella settecentesca sala gialla di udienze stamane, alla presenza di tanti ex presidenti ed ex giudici della Consulta (Valerio Onida, Giovanni Conso, Cesare Ruperto, Franco Bile e, tra gli altri, anche Riccardo Chieppa), e' stata la volta dei saluti di rito. Nel ringraziare De Siervo per aver cercato di favorire, in quattro mesi di presidenza, ''lo spirito unitario'' della Corte soprattutto nelle questioni piu' delicate, Maddalena gli ha dato atto di aver ''opportunamente riaffermato'', soprattutto ''di fronte a talune incomprensioni'', che la Corte ''quando viene stimolata ad intervenire ed accogliere una censura di incostituzionalita', e' estremamente attenta a non invadere il campo della politica o della mera discrezionalita' del legislatore''. La Consulta – ha sottolineato Maddalena – ''si e' sempre limitata, in ogni caso, o a ripristinare un diritto o a riaffermare un valore insito nella Costituzione, cosi' finendo con il rendere sempre attuale il patto costituzionale che rende possibile il vivere civile''. .