ROMA – Non c'e' nessun piano segreto di una ristrutturazione del debito greco. A dirlo, in una nuova smentita mentre gli investitori puntano apertamente sullo scenario peggiore per Atene, e' un portavoce del ministero delle Finanze tedesco dopo che la maxi-manovra annunciata ieri dalla Grecia non e' riuscita a convincere i mercati. ''Oggi sono stati pubblicati articoli che parlano di piani tedeschi per una ristrutturazione del debito sovrano greco. Questi piani non hanno alcun fondamento'', ha dichiarato stamani in una nota Martin Kotthaus, nuovo portavoce del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble. Gia' ieri lo stesso Schaeuble aveva dovuto chiarire le sue parole del giorno prima, interpretate come un'apertura all'ipotesi di allungare le scadenze e magari tagliare i rimborsi sul debito sovrano greco. A peggiorare la situazione ci si era messo il vice-ministro degli Esteri Werner Hoyer: l'ipotesi – ha detto – ''non sarebbe un disastro'. Nonostante i 100 miliardi di aiuti stanziati per Atene la scorsa primavera e il massiccio piano annunciato ieri dal primo ministro George Papandreou, una maxi-manovra con privatizzazioni per 50 miliardi di euro entro il 2015 e tagli al deficit da 26 miliardi, i mercati tuttavia si sono tutt'altro che convinti. Lo 'spread' greco sui titoli decennali,e cioe' il premio di rendimento che gli investitori pretendono per comprare titoli di Stato ellenici piuttosto che quelli tedeschi, ha superato ormai i dieci punti percentuali. E oggi nuove indiscrezioni preannunciano un nuovo capitombolo per il debito greco all'apertura dei mercati lunedi'. Il Financial Times, un giornale autorevole, scrive che Berlino (in sfida alla Banca centrale europea) da tempo lavora all'ipotesi di una ''ristrutturazione volontaria'' se le riforme ad Atene non riusciranno a raddrizzare credibilmente i conti. Allo studio ci sarebbe un allungamento del debito con sottoscrizione da parte del fondo salva-stati europeo, oppure strumenti gia' utilizzati in passato dal Fondo monetario internazionale come i 'Brady Bond' usati negli anni 80 con alcuni Paesi del Sud America: titoli da mettere sul mercato con la garanzia dall'area euro e scambiati con il debito greco agli attuali valori di mercato. Per la Grecia sarebbe un bel sollievo, ma ci sono da considerare gli effetti sul sistema bancario – e non solo quello greco – che vedrebbe impoverirsi una parte consistente dei propri attivi. .