ROMA – ''Ha ragione Tremonti quando dice no a chi vuole finanziare lo sviluppo col disavanzo, ma hanno ragione anche gli altri a dire che non e' con questa politica che si fa la crescita. Nessuno pero' dice con sufficiente chiarezza che occorrono riforme strutturali che aggrediscano gli interessi corporativi disseminati un po' dappertutto nell'economia italiana''. E' quanto afferma il presidente della Bocconi Mario Monti in un'intervista al Mattino. ''L'Italia ha avuto la ventura, anche perche' sotto questo profilo e' stata ben governata, di uscire dalla crisi finanziaria con meno danni rispetto ad altri'', rileva l'economista. Tuttavia ''ha avuto la sventura di non essere riuscita ad intaccare quei fattori che prima ancora della crisi avevano portato la nostra economia a crescere molto meno degli altri paesi dell'euro''. ''Il governo non si e' concentrato molto su questo aspetto e c'e' stata una debolezza strutturale della cabina di comando'', prosegue Monti. ''Per lungo tempo il ministro dello Sviluppo non c'e' stato e con la sua fitta agenda il premier non ha potuto dare grande sostanza all'interim. Senza contare che la politica per lo sviluppo e' legata all'Europa e al piano nazionale delle riforme, seguito dal ministro Ronchi che poi si e' dimesso''. Per l'ex commissario Ue ''non ci vuole una scossa, ma una visione coerente di lungo periodo nella quale iscrivere gli interventi di riforma necessari per la crescita''. ''Da 17 anni a questa parte abbiamo avuto due legislature piene del centrodestra, e non possiamo dare la colpa al sistema politico: non c'e' stata la cultura giusta per la crescita'', sostiene Monti. ''Sul fronte delle semplificazioni e delle liberalizzazioni ha fatto di piu', paradossalmente, il governo di centrosinistra'', mentre il centrodestra ''e' andato avanti un po' a moscacieca''.
