ROMA – Sara' decisa il prossimo 6 luglio, in camera di consiglio, l'ammissibilita' del conflitto di attribuzione sollevato da Matteo Brigandi' davanti alla Corte Costituzionale per chiedere l'annullamento della delibera con cui il Consiglio superiore della magistratura, lo scorso 13 aprile, ha dichiarato la sua decadenza da consigliere 'laico'. Paolo Maddalena – presidente facente funzioni della Corte in attesa che agli inizi di giugno venga eletto il successore di Ugo De Siervo, il cui incarico e' scaduto lo scorso 29 aprile – ha fissato la data per il via libera preliminare al ricorso affidando la causa al giudice costituzionale Giuseppe Tesauro. Il mese scorso il plenum del Csm aveva deciso che Brigandì se ne doveva andare perche' non si era dimesso dimesso per tempo, ma solo il 12 febbraio scorso, dal suo ruolo di amministratore della Fin Group, la holding della Lega Nord, mentre per legge l'incompatibilità tra l'incarico in un consiglio di amministrazione di una società commerciale e quello di consigliere al Csm andava rimossa entro 45 giorni dall'elezione. Brigandi' ha presentato dunque sia ricorso al Tar del Lazio (che ieri ha rigettato la richiesta di sospensiva della delibera del Csm sulla sua decadenza), sia conflitto di attribuzione davanti alla Consulta.