Dagospia sbeffeggia “Concita Conciata” e racconta il primo “stop” per il direttore dell’Unità

Concita De Gregorio

Il condirettore proprio no. Lei nomina  Giovanni Maria Bellu e la redazione glielo boccia 33 a 28.  A rivelarlo è Dagospia e il soggetto in causa è Concita De Gregorio, l’unica donna in grado di dirigere l’Unità e ballare la milonga pur avendo quattro figli che, infatti, lascia crescere al marito e collega Alessandro da cui eredita il simpatico, ma a Roma non il massimo dello chic, soprannome di “sora Cecioni”.

Designata dall’ex governatore sardo, Renato Soru, patron di Tiscali e poi proprietario dell’Unità, Concita De Gregorio, dal giorno in cui si è insediata in punta di piedi, tubino nero, filo di perle, occhialetto da “maestra porcellona”, sembra non averne sbagliata neanche una.

Ha cambiato il formato, ha reso davvero il lettore padrone del giornale con il suo editoriale in risposta alle lettere e, soprattutto, ha aumentato le vendite di un migliaio di copie rispetto a quelle di Colombo e Padellaro. Inoltre, si legge sempre su Dago «il resto delle copie del famoso ‘successo’ gliele compra la Cgil, preincartate come la mortadella». Nessun ostacolo, nessun problema.

Questa volta, però, è arrivato il primo “stop”. Ed è arrivato dalla sua stessa redazione, dai suoi uomini, quelli che l’hanno accolta all’improvviso ancora traumatizzati dalla cacciata di Padellaro, quelli ostili, da sempre, ai republicones e radical chic di Repubblica.

Più che “Malamore”, qui si tratta di dover far passare il “malumore”. Basta uno scarto di una vocale e il libro di Concita diventa la sua triste realtà. Per consolarsi non le resta che una vacanza alle Eolie e sperare, al suo rientro, di trovare un clima migliore.

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fmura