ROMA – ''Non mi sento ne' furbetto, ne' cretino di corte e sono del tutto diverso da Stefano (Ricucci, ndr)''. A parlare e' l'immobiliarista Danilo Coppola, sulle cui spalle pesa una condanna in primo grado a sei anni per bancarotta fraudolenta, per ''chiarire'' le ''fandonie'' dette sul suo conto. E in una intervista al Giornale, Coppola spiega di sentirsi ''vittima di un'ingiustizia'' e perseguitato ''peggio'' di Enzo Tortora. Coppola, che si e' accordato col Fisco per 198 milioni, 150 gia' pagati, afferma di voler voltare pagina, ''anche se – dice – sono stato trattato come un criminale e ho perso centinaia di milioni. Non per ragioni di giustizia ma per distruggermi''. In carcere, racconta, ''ho perso venti chili e mi sono tagliato le vene due volte. Morivo, ma il giudice non ha voluto muovere un dito''. Non ''mi hanno nemmeno – aggiunge – fatto vedere mio figlio appena nato''. Il pm che si e' occupato dell'inchiesta, Giuseppe Cascini, oggi segretario dell'Anm, dice Coppola, ''voleva solo peggiorare le cose'' e mentre l'immobiliarista voleva ''cercare di risolvere con lui i problemi. Quando mi accordavo col Fisco, si interponeva per impedire l'accordo''. Quanto al processo per la scalata Bnl, in cui il pm ha chiesto per Coppola tre anni, per l'immobiliarista e' ''una pagliacciata e lo dimostrero'. Mai operazione e' stata piu' trasparente''.