DIALOGO SU RIFORME: LE OCCASIONI PERDUTE

La Stampa pubblica un commento di Augusto Minzolini sulle barcollanti prospettive di una ripresa autunnale del dialogo sulle riforme tra governo e opposizione intitolato ”Ciao dialogo”. Lo riportiamo di seguito:

”I buoni propositi non mancano. Il Presidente Napolitano l’altro ieri è tornato a chiedere un dialogo sulle riforme e dietro a lui si sono accodati disciplinatamente Fini e Schifani. Tutti sono d’accordo che quest’esigenza corrisponda agli interessi del Paese. Ma forse ha ragione lo stesso Capo dello Stato quando sostiene che se non si sostanzia, il dibattito su chi vuole il dialogo e chi no rischia di trasformarsi in «una stucchevole disputa».

Ecco perché al di là delle parole sarebbe necessario sviluppare una seria analisi della realtà per evitare ulteriori illusioni e conseguenti delusioni.

Gli appelli, senza seguito, lasciano il tempo che trovano. I dati della situazione, infatti, danno l’impressione che un’occasione sia stata perduta e che le prossime non si sa quando si presenteranno. I tempi in questi processi contano. Eccome. La decisione di Silvio Berlusconi di andare avanti su alcuni provvedimenti sulla giustizia (ultimo il Lodo Alfano) e il rifiuto di Walter Veltroni, condizionato da Di Pietro e dai girotondi, di accettare la sfida sul delicato rapporto tra politica e magistratura, magari rilanciando come ha fatto Massimo D’Alema l’immunità parlamentare (e aprendo una contraddizione nella maggioranza dove Lega e An sarebbero state assolutamente contrarie), hanno fatto perdere un treno che non ripasserà molto presto.

Tutti sperano nella pausa di riflessione delle vacanze estive, ma non ci vuole molto a capire che il ritorno pre-autunnale sarà più complesso di questa convulsa mezza estate. Veltroni, infatti, sarà ancora più condizionato di quanto non lo sia stato finora. Intanto dovrà presidiare con maggiore attenzione il suo elettorato di sinistra che sarà corteggiato non solo da Di Pietro ma anche da una Rifondazione ancora più radicale, quella targata Paolo Ferrero. C’è chi è convinto che la sconfitta di Niki Vendola abbia aiutato il Walter nazionale sgombrando il campo dalla politica dalemiana che puntava ad un recupero dei neo-comunisti. Questo può anche essere vero sul piano dei rapporti interni, ma per non rischiare di perdere il consenso dell’area più intransigente del Pd che potrebbe emigrare verso altri lidi, Veltroni non potrà permettersi di dialogare con il Cavaliere. Tantopiù se l’autunno dovesse diventare caldo come auspica il vertice del Pd e il governo (sarebbe fisiologico) dovesse perdere qualche punto nell’indice di popolarità. Come potrebbe Veltroni scendere in piazza contro Berlusconi con una manifestazione nazionale convocata per ottobre e, nel contempo, aprire un confronto ravvicinato con il Cavaliere sulla riforma della giustizia? Magari l’avrebbe potuto fare prima dell’estate, ma in autunno l’ipotesi per il leader del Pd sarà assai più impraticabile. Anche perché – dato di non poco conto – la ripresa autunnale sarà già condizionata dalle elezioni europee della prossima primavera nelle quali Veltroni si giocherà il posto.

Non è finita. Alla ripresa dei lavori parlamentari – a differenza di quanto pensano in molti – il confronto sulla giustizia sarà ancora più incandescente di quello dell’ultimo mese. Se il lodo Alfano, che pure ha suscitato tante polemiche, è stato nella mente del Cavaliere un provvedimento di legittima difesa, la riforma della giustizia con la separazione delle carriere, la riforma del Csm e quant’altro, andranno ad aggredire poteri e privilegi consolidati dei magistrati. È, quindi, molto probabile che le reazioni saranno ancora più dure. È vero che dentro il Pd c’è chi – specie l’area dalemiana – è d’accordo su un intervento deciso in questo settore, ma un’operazione del genere, inutile nasconderselo, non è proprio nelle corde di Veltroni.

Ecco perché se nel «dialogo» si può sempre sperare, c’è da chiedersi perché quello che non è avvenuto fino ad ieri dovrebbe accadere domani in condizioni più difficili. «Questi discorsi sul dialogo – osserva il capogruppo della Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto – sono poco più di una masturbazione». Appunto, passati gli appelli, Berlusconi continuerà a puntare su quello che chiama «governo del fare»: dopo i rifiuti a Napoli verrà il turno dell’Alitalia, della riforma della giustizia e del federalismo fiscale. Mentre Veltroni, barcamenandosi tra l’esigenza di non perdere voti a sinistra e quella di non essere sfrattato dal vertice del Pd dopo le europee, sarà bloccato ancora sulla domanda: «Cosa debbo fare?»”.

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