ROMA – Hosni Mubarak potrebbe essere condannato a morte. La piu' estrema delle punizioni per il presidente egiziano deposto lo scorso febbraio non e' esclusa, anzi, secondo il ministro della giustizia egiziano e' una possibilita' concreta se il rais verra' riconosciuto colpevole di aver dato l'ordine di sparare contro i manifestanti durante la protesta che ha portato alla sua caduta. Fin dalla sera dell'11 febbraio quando Mubarak lascio' il palazzo e il potere che deteneva da trent'anni rifugiandosi a Sharm el Sheikh, i quesiti sulla sua sorte si sono moltiplicati. Voci alimentate e smentite, di pari passo con le condizioni di salute, si sono diffuse per settimane e lo spettro della pena di morte e' stato piu' volte evocato. Oggi pero', per la prima volta, questa possibilita' viene esplicitamente menzionata dal ministro Mohammad el Guindi, il quale ha detto chiaramente al giornale al Ahram che la possibilita' esiste. ''Assolutamente si' – ha detto El Guindi – perche' il crimine di ammazzare manifestanti puo' portare alla pena di morte se confermato''. Mubarak, 82 anni, e i suoi figli Alaa e Gamal, sono dal 13 aprile scorso agli arresti nell'ambito dell'inchiesta sulla violenta repressione delle proteste cominciate alla fine dello scorso gennaio e che ha fatto oltre 800 morti secondo fonti ufficiali. E mentre i suoi due figli sono detenuti in una prigione al Cairo, Tora, l'ex presidente si trova ancora a Sharm el Sheikh dopo che lo scorso 12 aprile, apparentemente durante un interrogatorio, ha subito una grave crisi cardiaca. Condizioni di salute comunque difficili da verificare, cosi' come imprevedibili al momento rimangono gli sviluppi del procedimento giudiziario in corso. Per ora si sa, secondo quanto riferito allo stesso giornale egiziano un paio di settimane fa dal presidente della corte d'appello del Cairo, Zakaria Shalash, che a 'inchiodare' Hosni Mubarak sarebbe la testimonianza dell'ex ministro dell'Interno Habib al Adli secondo cui l'ex presidente gli ha ordinato di usare la forza contro i manifestanti. Al Adli e' a sua volta accusato dello stesso crimine e rischia quindi anche lui finire impiccato, la modalita' con cui in Egitto si esegue la pena capitale. Il processo a Mubarak e ai membri del suo regime rimane una delle principali rivendicazioni del movimento di protesta.