ROMA – L'Enel non mette l'atomo in soffitta, malgrado la retromarcia del governo, e continuera' a mandare i propri ingegneri in giro per il mondo a studiare il nucleare, nel caso di un ulteriore ripensamento da parte dell'Italia. Nel frattempo, pero', spazio al carbone pulito, alle rinnovabili e allo sviluppo all'estero. Fulvio Conti, che comincia il suo terzo mandato alla guida del gruppo elettrico con un nuovo cda e un nuovo presidente (Carlo Andrea Colombo al posto di Piero Gnudi), ha illustrato le linee strategiche del gruppo nel corso di una lunga assemblea, movimentata dalla presenza di qualche protesta di antinuclearisti in strada e di ecologisti di varia nazionalita' in sala. ''Non smontiamo la macchina nucleare'', ha annunciato Conti, mentre in strada si sentivano tamburi e fischietti dei circa cinquanta antinuclearisti. L'intenzione del gruppo e' infatti quella di ''continuare a mandare i propri ingegneri a lavorare all'estero nell'ipotesi che il tema dovesse tornare d'attualita' nel prossimo futuro''. Nel frattempo, l'Enel continuera' ''a investire nel carbone pulito e nelle rinnovabili, con cui cercheremo di mantenere la leadership e penso che ci riusciremo''. Gli investimenti saranno in gran parte concentrati in Italia e Spagna, ma l'Enel, che ha staccato una cedola da 822 milioni di euro al Tesoro, ''e' una multinazionale'' e guarda con attenzione a tutte le opportunita' offerte dalla scena internazionale, sfidando anche le contestazioni. Un esempio e' il progetto Hidroaysen nella Patagonia cilena, che prevede la realizzazione di cinque centrali idroelettriche, avversato in assemblea da alcuni rappresentanti del Paese sudamericano, che hanno parlato di ''rischio di sterminio della popolazione''. Conti ha rispedito le accuse al mittente, assicurando che non ci sono rischi e che aggiungendo che ''l'Enel non ha nessuna intenzione di cambiare idea'' su un'iniziativa che ''accompagnera' lo sviluppo di un paese che ha bisogno di energia''. Nessun cedimento nemmeno sulla centrale nucleare di Kaliningrad, che e' allo stadio ''di analisi del progetto'' e potrebbe vedere la partecipazione del gruppo elettrico solo se superera' i relativi studi di fattibilita'. L'attenzione rimane poi alta sul nodo del debito, sceso sotto i 45 miliardi e ''completamente coperto''. Un'eventuale variazione dei tassi, ha detto Conti con una battuta 'alla romana', ''ci rimbalza'', perche' ''solo il 7% e' a tasso variabile''. I progetti in corso, insomma, sono tanti e Conti li gestira' con un cda e un presidente nuovi di zecca. Piero Gnudi, dopo nove anni, ha infatti detto addio ed e' stato sostituito da Paolo Andrea Colombo. Nel nuovo board, oltre a Conti, entrano anche Lorenzo Codogno, Mauro Miccio, Fernando Napolitano e Gianfranco Tosi per il Tesoro, Alessandro Banchi, Pedro Solbes e Angelo Taraborrelli per i fondi.
