La battaglia per l’eredità dell’Avvocato, combattuta dalla figlia Margherita Agnelli, continua.
Il pubblico ministero di Milano Eugenio Fusco ha perquisito, la settimana scorsa, la sede di uno dei più importanti studi di avvocati italiani, lo studio legale Chiomenti.
Tutto per seguire una parcella da 15 milioni di euro che l’ex partner dello studio, Emanuele Gamna, avrebbe ricevuto da Margherita Agnelli. La figlia dell’Avvocato, in lotta con il resto della famiglia sull’eredità del padre, si era fatta assistere da Gamna nella trattativa sulla successione.
L’indagine è per truffa.
I fatti risalgono al 2003, quando i legali degli eredi iniziano le riunioni per stimare e dividersi i beni di Gianni, in base alle volontà testamentarie. Margherita nomina il ginevrino Jean Patry e successivamente gli affianca Gamna, conosciuto attraverso Susanna Agnelli. L’accordo arriva dopo pochi mesi: la cifra da liquidare a Margherita è di un miliardo e 166 milioni di euro.
Tutto sembra filare liscio fino a quando Margherita scopre di essere stata aggirata, secondo la sua ricostruzione, da Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, accusati di averle nascosto, e quindi non conteggiato, il tesoro estero dell’Avvocato.
Il nuovo legale di Margherita, Charles Poncet, si spinge oltre e accusa Gamna e Patry di aver fatto il doppio gioco, ovvero di aver fatto l’interesse di Gabetti e Grande Stevens. Chiede, quindi, la restituzione della parcella.
L’inchiesta milanese vuole scoprire se c’è stata qualche truffa e se anche lo studio Chiomenti, che nel frattempo ha preso le distanze e allontanato Gamna, era al corrente di quanto stava accadendo.
Di certo ci sono le parcelle pagate a Patry (10 milioni fatturati) e a Gamna (15 milioni, probabilmente mai fatturati). Vedremo come andrà a finire.