Mentre in Europa i governi pensano a come limitare l’avidità dei banchieri, mentre di fatto in America il governo ci ha rinunciato, i maghi e maghetti di Wall street si sono scatenati per trovare nuovi modi per fare soldi. Poiché in finanza, così come in natura, nulla si crea e nulla si distrugge, e alla fine la somma è zero, ci sarà qualcuno che diventerà immensamente ricco e tanti che ci lasceranno la camicia. Ma l’importante, per la grande finanza americana è rialzare la testa dallo sprofondo in cui l’ha precipitata nell’ultimo paio d’anni la crisi dei sub-prime e c’è anche da credere che se questa nuova invenzione funzionerà , prima che la bolla esploda, ne deriverà un diffuso, per quanto momentaneo, beneficio per tutti.
Stando a come la racconta il New York Times, l’idea è semplice: milioni di persone hanno stipulato assicurazioni sulla vita di cui qualcuno beneficerà alla loro morte. Capita però, è capitato a tutti anche più volte, che uno, dopo avere detto sì alla tentazione dell’agente assicuratore, si sia pentito e abbia smesso di pagare le quote; oppure abbia avuto bisogno di denaro, riscattando il premio. In entrambi i casi ha vinto la società assicuratrice: nel primo, perché ha semplicemente incamerato il denaro versato fino a quel momento; nel secondo perché la somma restituita è sempre inferiore al capitale versato.
Ora però arriva un nuovo tipo di operatore finanziario: quello che compra la polizza da chi non voglia più andare avanti a pagare. Per l’assicurato il vantaggio è chiaro, perché il cacciatore di polizze può pagare, stando alle previsioni di chi ha studiato il progetto, dal venti per vento in più di quanto gli avrebbe dato la compagnia assicuratrice, fino al doppio.
Per la compagnia di assicurazioni è una jattura: chi subentra nella polizza è bene intenzionato ad andare fino in fondo e l’assicurazione dovrà pagare tutto il cento per cento. L’idea non sembra essere stata accolta con entusiasmo dalle grandi e piccole compagnie di assicurazione e una sorda lotta sott’acqua è già stataìingaggiata dai lobbisti.
La partita si giocherà sulla pelle dell’ex assicurato, con le assicurazioni che investiranno ingenti somme in Messe che li aiutino a vivere a lungo e i cacciatori di polizze che pagheranno tutti i maghi voodoo del mondo perché una rapida morte sollevi gli assicurati dalle pene di questa terra.
Il nodo della scommessa è tutto qui e ha anche un vago sapore iettatorio. Dove la cosa si veste di alta finanza è nel passo successivo, perché i cacciatori di polizze chiamato l’operazione, in inglese, “life settlements”, più o meno, transazioni sulla vita intendono poi “securitize” le polizze in pacchetti di centinaia di migliaia di polizze ciascuno, in modo da distribuire il rischio su più morituri, e poi collocarle sul mercato finanziario.
Il campo su cui giocare è enorme. In America, le assicurazioni sulla vita valgono 26 mila miliardi di dollari. Anche se una sparuta minoranza di anziani accetta l’offerta, le stime parlano di un mercato potenziale da 500 miliardi di dollari.
Il tutto ha un suono un po’ sinistro nel medio lungo termine, perché il meccanismo è più o meno lo steso che ha portato alla bolla sui mutui delle case. Nel breve termine, però, il mercato dei “life settlements” dovrebbe aiutare le grandi banche d’affari americane a compensare quel che hanno perso, in termini di ricavi e di utili, con la fine dei magici “sub-prime”.
I grandi della finanza, da Credit Suisse a Goldman Sachs sono già scatenati alla ricerca di nuovi e creativi modi per fare soldi, lasciando i burocrati che scaldano le poltrone governative sui due lati dell’Atlantico ancora una ovlta con un palmo di naso. Già si sono inventati i “re-remics”, che altro non sono che i vecchi bond immobiliari rimpacchettati e meno rischiosi. Secondo il New York Times, che cita la banca d’affari Morgan Stanley, solo nel 2009 ne sono stati messi sul mercato per 30 miliardi di dollari.
