Farmacie: con liberalizzazioni chiusure in periferie

ROMA – Prezzi piu' bassi ma servizio meno capillare. Le liberalizzazioni nel campo farmaceutico rischiamo di produrre, secondo uno studio dell'Unione Nazionale Consumatori, una desertificazione nelle aree periferiche dove molte farmacie rurali rischierebbero la chiusura. A rischio ci sarebbero, secondo una stima di Federfarma elaborata su dati Istat, 2.800 Comuni con meno di 1.500 abitanti ciascuno, dove risiedono circa 2.300.000 italiani. Lo scenario illustrato oggi dall'Unione nazionale consumatori e' stato realizzato dal Resc (Ricerche economiche societa' cooperativa) per valutare gli effetti della ventilata apertura a nuovi canali di vendita per le parafarmacie e sull'abolizione (per ora sempre solo teorica) dei limiti ora fissati per l'apertura di nuove farmacie. Secondo il segretario generale dell'Unc, Massimiliano Dona ''le liberalizzazioni sono in generale strumenti positivi per i consumatori: prezzi piu' bassi e prezzi competitivi''. Ma il mercato dei farmaci e' diverso e delicatissimo e, ha aggiunto Dona', ''serve evitare posizioni meramente ideologiche per evitare effetti socialmente ed economicamente indesiderabili''. ''Permettere poi ai corner dei supermercati e alle parafarmacie di vendere anche i farmaci con ricetta medica significherebbe stravolgere il sistema attuale e privare della farmacia gli abitanti dei piccoli centri'' ha confermato la presidente di Federfarma Nazionale Annarosa Racca secondo la quale a rischiare sarebbero proprio le categorie piu' fragili come gli anziani che continuano ad abitare in piccoli centri dove oggi il servizio e' assicurato proprio dalle farmacie rurali. Esercizi che secondo Alfredo Orlandi, presidente di Sunivar (l'associazione che le rappresenta) stanno gia' vedendo crollare da diversi anni la redditivita' e il valore delle farmacie stesse. In Italia oggi c'e' una farmacia ogni 3.374 abitanti (la media europea e' di 3.323). Tra le grandi nazioni europee solo la Francia ha una maggiore diffusione, mentre Germania e Regno Unito sono al di sotto della media italiana.

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