ROMA – ”Non c’ e’ fretta, è una cosa da discutere con gli altri soci di Chrysler quindi bisognera’ parlarne con il trust della Veba e decidere quando loro vogliono andare. Tecnicamente alla Chrysler non servono soldi dal mercato esterno una volta che completiamo questa serie di finanziamenti. Quindi e’ piu’ per dare liquidita’, la possibilita’ a loro di monetizzare l’ interesse che hanno nella Chrysler, quando succedera’ dipende anche da loro”. Cosi’, l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne in un colloquio con Il Sole 24 Ore, parla dell’Ipo Chrysler. E alla domanda se si sente un genio finanziario per essere riuscito a farsi dare 2 miliardi di dollari, con parte dei quali (1,3 mld) si e’ poi comprato il 51% della Chrysler, Marchionne dice di ”apprezzare il complimento ma non e’ proprio cosi’. Perche’ – spiega – abbiamo dato moltissima proprieta’ intellettuale alla Chrysler come dote all’ inizio quindi c’è stato un coinvolgimento piuttosto pesante della struttura della Fiat. Quindi non ci hanno regalato niente. Ce lo siamo sudato, si chiama sweat equity in inglese, proprio capitale guadagnato col sudore della fronte. L’ abbiamo fatto veramente e ne sono contento”.