ROMA 20 MAG Un uomo che cammina i – ROMA, 20 MAG – Un uomo che cammina in bilico su una corda tesa e la scritta ''Arrivederci a dopo i ballottaggi'' campeggia a centro pagina nel magazine online di Adolfo Urso, che oggi insieme ad Andrea Ronchi ha monopolizzato l'attenzione all'Assemblea nazionale di Fli, che con tre astenuti ha ratificato di fatto all'unanimita' (un centinaio i delegati presenti sui 300 totali) la linea gia' indicata dal partito sui ballottaggi: nessuna sostegno ai candidati di Pdl e centrosinistra a Milano e Napoli, liberta' di voto altrove. Quell'uomo che cammina in precario equilibrio rende bene l'immagine della distanza che ormai separa Urso e Ronchi dal resto di Fli che – dopo l'endorsement di entrambi per la Moratti e piu' in generale per i candidati del centrodestra – li ha messi in guardia. ''Non possiamo allearci oggi facendo la ruota di scorta del berlusconismo – avverte Italo Bocchino -. E nessuno puo' giocare il trucchetto di dire 'c'e' liberta' di voto, voterei quel candidato nei ballottaggi'. Nessun dirigente puo' farlo''. Gianfranco Fini ascolta in silenzio, seduto su una sedia appoggiata a un muro di lato. Urso e Ronchi se ne vanno invece un attimo prima del voto che ratifica la linea della non-scelta, e per tutta la direzione se ne stanno a braccia conserte, scambiandosi occhiate e parlando tra loro, senza applaudire mai. Non indossano il badge che tutti gli altri delegati hanno al collo, siedono lontani dal gruppone dei big, piccola enclave in terra ostile. Telecamere e fotografi li inseguono e la notizia del giorno e' con tutta evidenza cosa faranno i due esponenti dell'ala minoritaria di un partito gia' minuscolo. Lo strappo sembra vicino ma loro non parlano, ne' dal palco ne' fuori, deludendo chi sperava che la riunione si animasse con una riedizione in sedicesimo del 'che fai mi cacci' di Fini. ''Quello che avevo da dire l'ho detto, del resto oggi ratifichiamo decisioni gia' annunciate tre giorni fa – si limita a commentare Urso – scelgo quindi di rimanere in silenzio, anche per non alimentare polemiche durante la campagna elettorale. Parlero' dopo i ballottaggi''. ''Non sono una bandiera'', risponde laconico l'ex ministro Andrea Ronchi (che si e' dimesso da Presidente dell'Assemblea Nazionale) a chi gli chiede se confermi la sua posizione, dopo il divieto di Bocchino a tutti i dirigenti di esprimersi a favore di qualsiasi candidato. Un silenzio che irrita non poco gli altri finiani, che di fatto considerano Urso e Ronchi gia' fuori.''L'Assemblea Nazionale e' un organo democratico. Chi ha idee diverse le illustra e le fa votare. Cosi' si verificano e si misurano quelle che pesano'', li lapida Italo Bocchino. Parlino ora o tacciano per sempre, e' la provocazione degli altri. ''Avremmo rispetto per chi lascia Fli per una convinzione politica profonda, ma non possiamo dare dignita' politica o rispetto, ne' ora ne' dopo, a chi diventa ministro o sottosegretario perche' si e' conservato la casella a Palazzo Grazioli'', affonda Carmelo Briguglio. Li accusa di intelligenza con il nemico anche Fabio Granata: ''deve finire in Fli la stagione dei falchi e delle colombe, ma soprattutto quella dei piccioni viaggiatori che vanno di qua e di la'''. Tutto resta sospeso, Urso e Ronchi sono plasticamente distanti da tutti gli altri ma lo strappo non c'e'. E Italo Bocchino puo' concludere trionfalmente: ''E' stata una bellissima Assemblea, siamo un partito coeso e unito, abbiamo superato con le amministrative la prova della sopravvivenza, con i ballottaggi dimostreremo di essere indispensabili e puntiamo a diventare protagonisti nelle politiche, dove con Fini in pista possiamo avere il 6%. Senza Fini e Casini Berlusconi non vincera' piu' e noi siamo la bacinella che raccoglie il liquido in fuoriuscita dal Pdl''. Un entusiasmo non condiviso da un esponente di Fli vicino a Urso e Ronchi che, lasciando la riunione, sibila: ''Alle amministrative abbiamo fatto flop, Berlusconi ha perso un botto di voti e noi non li abbiamo raccolti, chiediamoci almeno perche'..''.
