PARIGI – Rischia di finire sotto inchiesta il ministro dell'Economia francese Christine Lagarde, accusata di aver favorito il discusso uomo d'affari Bernard Tapie in una diatriba giudiziaria con la banca Credit Lyonnais (Lcl). Il procuratore generale presso la corte di Cassazione transalpina, Jean-Louis Nadal, ha chiesto alla Corte di giustizia della Repubblica, che si occupa dei casi i cui indagati sono componenti del governo, di aprire un'inchiesta per abuso di potere sulla Lagarde, per la decisione di assegnare il caso a un tribunale arbitrale piuttosto che alla giustizia ordinaria. La procura, spiega Nadal nella sua richiesta, ''rileva numerosi motivi di dubitare della regolarita', ovvero della legalita', del regolamento arbitrale controverso, che possono caratterizzare il reato di abuso di autorita'',punito in Francia con una pena fino a 5 anni di reclusione e 75.000 euro di ammenda. L'entourage del ministro, pero', minimizza. ''E' una tappa normale della procedura'', commentano fonti di Bercy citate dall'agenzia France Presse, che ''permettera' alla signora Lagarde di fornire di nuovo tutte le informazioni in suo possesso e di dimostrare la mancanza di fondamento di questo caso''. Parla invece di ''evento notevole'' l'opposizione socialista, che aveva sollecitato Nadal a chiedere l'apertura dell'inchiesta. L'annuncio di oggi e' l'ennesimo episodio di una saga complessa, iniziata nei primi anni Novanta, che ruota intorno alla compravendita del noto gruppo di abbigliamento sportivo Adidas. Bernard Tapie aveva acquistato nel 1990 l'80%, e poi un ulteriore 15%, dell'azienda tedesca, per poi rimetterla in vendita due anni dopo, a un prezzo equivalente a circa 317 milioni di euro. L'incarico di gestire la vendita era affidato al Credit Lyonnais, ai tempi una delle piu' grandi banche francesi, di proprieta' pubblica. A febbraio del 1993, l'istituto aveva acquistato Adidas con una cordata di altri investitori, e lo aveva poi rapidamente ceduto all'allora presidente del consiglio di gestione Robert-Louis Dreyfus. Proprio su questa transazione e' nata la battaglia legale: secondo Tapie, che sara' poi messo in liquidazione giudiziaria a fine 1994, la banca aveva acquistato a un prezzo che sapeva essere inferiore al valore reale, per poi rivendere a un prezzo maggiore in tempi brevi e incassare la plusvalenza. Inizialmente, il tribunale di Parigi gli ha dato ragione, e cosi' anche la Corte d'appello, ma la sentenza e' stata poi bocciata in Cassazione, a fine 2006. E' a questo punto che lo Stato francese, che ha ereditato il passivo di Lcl (nel frattempo privatizzato e passato nelle mani di Credit Agricole) attraverso un consorzio specifico, ha chiesto e ottenuto il passaggio dall'iter ordinario all'arbitrato. La cui sentenza finale, a luglio del 2008, ha dato di nuovo ragione a Tapie, condannando il consorzio pubblico a risarcirlo per 285 milioni di euro piu' interessi.
