ROMA – Nell'anno del centocinquantesimo anniversario dell'unita' d'Italia il campanilismo proverbiale dei nostri comuni rischia di essere messo in discussione ''dal di dentro''. Le frazioni d'Italia rivendicano infatti il loro orgoglio identitario e lo fanno con una proposta di legge appena presentata alla Camera con la firma di ben 50 deputati del centro destra e dell'Udc. L'idea e' venuta a Ugo Lisi (Pdl), primo firmatario del provvedimento e sostenitore del sito dell'Associazione Nazionale Frazioni d'Italia (Anafri) che sui batte da anni per la rivalutazione delle localita' che non hanno dignita' di Comune. Nei sei articoli di cui si compone la proposta non c'e' traccia di richieste di finanziamenti, ne' di rivendicazioni di rappresentanza politica. I 50 parlamentari chiedono una sola cosa: dare un nome nuovo a ogni comune, un nome ''generico'', magari ancorato alla geografia, per evitare che il territorio comunale sia identificato con il centro maggiore. Questo ''metodo egualitario'' e' gia' stato adottato spontaneamente da 314 comuni italiani. Ad esempio, nel comune di Monte Argentario (Grosseto), nota localita' turistica composta da due paesi ben distinti, Porto Santo Stefano e Porto Ercole. Per metterli d'accordo ai primi degli anni '90 la neonato amministrazione fu battezzata con il nome geografico del promontorio. La relazione della proposta di legge prende apertamente le difese di chi vive nelle frazioni:''Gli abitanti delle cosiddetta frazioni ogni giorno subiscono discriminazioni, trattamenti sperequati, disservizi, sono condannati al pendolarismo. E' arrivato il momento di cambiare rotta nella gestione della cosa pubblica per attuare i principi costituzionali di pari dignita' e di uguaglianza''. I cinquanta deputati che hanno sottoscritto l'iniziativa escludono pero' che questo nuovo metodo ''egualitario'' possa essere attuato nelle grandi citta'.
