Hanno usato parole forti per bacchettare gli istituti di credito che saranno legati alle performance di lungo termine e non sulla crescita speculativa di breve periodo. Applaudito dagli altri il premier britannico Gordon Brown ha alzato il tiro e ha lanciato un monito per tutti: «Non ci sarà un ritorno al passato, non ci sarà un condono del vecchio sistema».
I leader si sono riuniti, convinti e pronti a cooperare in un progetto collettivo per disporre e integrare delle misure di sostegno delle singole economie. Hanno grandi aspettative, hanno proposto un framework, e non mancheranno i compiti per tutti: bisognerà stimolare la domanda interna, facendola passare da pubblica a privata, solo così a detta dei Grandi si potrà guardare verso una crescita sostenibile.
Mentre il G8 assumerà una forma prettamente politica, il G20 diventerà il forum di riferimento della cooperazione economica internazionale. Cambiano i ruoli, almeno sulla carta. I risultati però si vedranno solo in futuro
Nella bozza del documento finale del summit, i segnali di svolta sembrano chiari. Una delle indicazioni più significative è rivolta alle banche che nel lungo periodo devono rafforzare il loro capitale, mentre nel breve-medio periodo devono favorire la crescita.
In tema di crisi però i 20 non hanno dato riferimenti per una exit strategy, qualsiasi passo indietro rispetto a misure di stimolo all’economia sarebbero da considerarsi «premature». I paesi del G20, secondo quanto scritto nella bozza finale del documento, metteranno a punto una strategia di uscita dalla crisi «solo quando le circostanze economiche lo consentiranno». L’ennesima formula fumosa?