Galan sui festival: Roma tenga giù le mani da Venezia

CANNES 12 MAG ”Mi sono tenuto libero per i – CANNES, 12 MAG – ”Mi sono tenuto libero per il 22 sera, io ci credo”: il ministro per i Beni Culturali Giancarlo Galan e’ convinto, a dispetto di scaramanzie, di poter tornare a Cannes alla chiusura del festival per applaudire un film italiano, Moretti o Sorrentino. Sarebbe pronto a tornare per la quarta volta, ma gia’ tre – ieri per l’apertura con la Palma alla carriera a Bernardo Bertolucci, poi il 18 e poi il 20 per il film di Sorrentino – sarebbero un record. Non casuale, dopo i due anni di vistosa assenza, con molte polemiche, del predecessore Sandro Bondi. Il clima e’ cambiato, si tenta di nuovo il dialogo con il mondo del cinema e dopo la vicinanza del ministro ai David di Donatello, questa di Cannes e’ una nuova occasione nella casa comune del villaggio internazionale dove l’Italia e’ per la prima volta insieme tra Anica, Cinecitta’ Luce, Film commission. ”La capacita’ di indignazione del mondo della cultura in questi mesi ha avuto una fortissima eco. Oggi si fa piu’ fatica a dire di no alle istanza, molte giuste, del cinema” ammette Galan rivendicando anche qualche soldo in piu’ ottenuto. Prove palpabili di dialogo ma si capisce a meta’ incontro con la stampa che la strada non sara’ proprio facilissima, il ministro ha le sue idee e anche un tantino ‘contro’. Il festival internazionale del cinema di Roma ad esempio e’ un suo pallino e qui a Cannes non ha esitato a ribadirlo, ”e pazienza se Alemanno e altri ora risponderanno”. Per Galan, ”la Mostra del cinema di Venezia e’ ‘il’ festival italiano per eccellenza e deve essere chiaro, non ci devono essere altri festival in competizione. Mi dicono che a Roma sia piuttosto una festa, ecco puo’ rimanere cosi’ oppure diventare tematica. Lo dico da amico del cinema e imparo da esperienze straniere: siamo a Cannes, ma Parigi ha un festival in competizione? No”. E per lui il fatto che il Festival di Roma si finanzi da solo senza contributi ministeriali ”e’ un’ipocrisia che va svelata. I finanziamenti che vanno al festival sono tolti ad altre cose, e’ ora di dirlo e non parlo degli sponsor privati”, spiega Galan riferendosi al grande impegno finanziario di Comune, Provincia e Regione (”non sono soldi pubblici quelli?”). Marco Mueller, direttore della Mostra di Venezia e’ li’ sotto il tendone ad ascoltare, ”e’ giusto ci sia solo un festival” commenta a caldo. Ma anche su Venezia ha qualcosa da dire. Il nuovo palazzo del cinema e’ ancora un cratere polveroso. ”Occorre grande cautela, perché c’é un appalto aggiudicato e aziende che stanno lavorando, ma io da ministro e da cittadino non ho intenzione di continuare ad insistere per la costruzione del nuovo palazzo del cinema, visti i costi elevati, 15 milioni di euro, da impegnare per eliminare l’amianto. Bisogna agire con coraggio, avere un’idea nuova, quella e’ una strada morta: un progetto da 120 milioni di euro e 20 milioni già spesi per avviarlo e 15 per togliere l’amianto”. Il consigliere Franco Miracco da Roma spiega ”l’idea nuova progettuale a cui sta pensando il ministro – dice – è quella di dotare, in tempi brevi il Lido di una struttura che sia diretta principalmente al festival di Venezia ma anche ad altre attività, non solo cinematografiche”. Come iniziativa politica il ministro Galan pensa ”ad una legge di sistema. Ci vorra’ tempo, non parlo di un decreto ministeriale. Ci sono cinque proposte di leggi in parlamento, penso a recuperare il buono di ciascuna e fare una mia proposta”. La legge Urbani, vecchia di 8 anni, ”e’ stata comunque una buona legge ma va aggiornata a cominciare dall’istituzione giusta e liberale del tax credit che andrebbe applicato anche ad altri settori”. Galan ha parlato di maggiore collaborazione con i ministri della cultura europei – ieri sera alla cena ufficiale di apertura di Cannes era seduto davanti al ministro Frederic Mitterand con ci ha dialogato di futuri progetti – ha ipotizzato una mediateca europea, ha fatto i complimenti a Cinecitta’ Luce che non deve fare concorrenza ai produttori ma agire come distributore e ha tirato fuori un po’ di orgoglio italiano. ”Non siamo secondi, non sto qui con il senso di inferiorita’ sul cinema francese” e se Venezia non e’ Cannes ”e’ una questione di servizi, di alberghi accessibili, di strutture, ma ce la possiamo fare”.

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