GENOVA – ''Avvinti'', ''inscindibilmente'', bugiardi, ''manipolatori della realta'''. ''Omertosi'' con un unico fine: quello di salvarsi dall'atroce accusa di avere ucciso il piccolo Alessandro, il bimbo di otto mesi, seviziato e massacrato la notte tra il 15 e il 16 marzo 2010 a Nervi, e al tempo stesso consapevoli di avere in qualche modo contribuito all'omicidio. E' il ritratto di Giovanni Antonio Rasero e di Katerina Mathas dipinto dai giudici della Corte d'assise di Genova, nelle oltre 200 pagine delle motivazioni della sentenza di condanna del broker a 26 anni, pronunciata lo scorso 24 gennaio. Katerina e Antonio erano insieme durante quella notte di follia dovuta all'abuso della cocaina. Non fu solo Rasero, dunque. ''L'atteggiamento complessivamente inerte e omissivo della Mathas e' una conferma indiretta del suo coinvolgimento nella morte del figlio Alessandro'', si legge nel documento. E ancora, il ''comportamento omertoso'' della ragazza avrebbe inchiodato, secondo quanto ritengono i giudici della Corte d'assise, la Mathas alle sue responsabilita' nel delitto. Per questo la Corte, presieduta dal giudice Massimo Cusatti, aveva trasmesso gli atti del processo alla procura, chiedendo al pm di indagare ancora sulla donna. ''L'intera condotta della Mathas – scrivono – pare artificiosamente preordinata al fine di non rivolgere a Rasero delle domande 'scomode' e cio' allo scopo di non trovarsi, a sua volta, in difficolta' in seguito alle 'contestazioni' che avrebbe potuto ricevere da parte dell'uomo''. Ma non solo. I due ''hanno mentito'' e ''le vistose discrepanze possono essere spiegate col consapevole intento di entrambi di alterare lo svolgimento dei fatti per trarne un vantaggio personale nel processo''. I due ''si sono dimostrati capaci di manipolare la realta' e di mentire pesantemente su circostanze determinanti''. Resta il mistero di chi sia stato effettivamente a uccidere il bimbo. Solo i due protagonisti di quella notte possono sapere veramente. Ma la corte prova, in quelle pagine, a ricostruire quelle ore di una notte d'inizio di primavera. Katerina rientra dalla ricerca della coca, il piccolo Ale e' gia' sveglio o si sveglia quando rientra la mamma. La ragazza pero' si mette a preparare la droga, mentre lascia a Resero il compito di pensare al figlio. I due sono gia' 'fatti', quando il bambino viene ucciso. Un'azione, viste le piccole dimensioni della casa, che non poteva sfuggire allo sguardo della Mathas. .
