TOKYO – Nell'aprile di 25 anni fa la stampa giapponese, commentando l'incidente di Cernobyl, si chiedeva se un evento del genere poteva verificarsi nell'arcipelago. Le Authority ai vari livelli lo esclusero, negli sforzi per caldeggiare l'espansione del nucleare come fonte energetica essenziale e a basso costo in un Paese privo di risorse natuali. ''L'imprevedibilita' delle cose'', pensando ora all'11 marzo scorso e al sisma/tsunami responsabile della crisi nucleare alla centrale di Fukushima, si e' dimostrata piu' forte di qualsiasi accorgimento ed espediente possibile. L'Asahi Shimbun, ad esempio, scrisse il 30 aprile 1986 che le autorita' garantirono che ''il reattore di Cernobyl era di tipo sovietico, tra quelli non esistenti nell'arcipelago, dove invece i modelli contavano su due o tre sistemi di sicurezza''. Il Sol Levante aveva all'epoca 32 reattori, pari al ruolo di quarta potenza del nucleare a uso civile dopo Usa, Francia e Urss. ''Il Giappone, rispetto ad altre nazioni, ha posto grande attenzione alla sicurezza'', aveva insistito il governo in un' altra testimonianza dell'epoca del quotidiano economico Nikkei. La corsa al nucleare ha fatto salire le centrali a quota 55, di cui ben 14 soltanto in una parte della prefettura di Fukui, che si affaccia sul mar del Giappone, disseminate in un'area simile all'estensione della citta' di Roma e che ne fanno la zona a maggiore concentrazione di reattori al mondo. Il Paese ha vissuto diversi incidenti nucleari, come quello del 1999 all'impianto di Tokai-mura, a meno di 150 a nordest di Tokyo, ma fino all'11 marzo tutto poteva essere considerato come ''fisiologico'' in un Paese anche ad alto rischio sismico. La tv pubblica Nhk parlo' di Cernobyl come dell'incidente che sarebbe rimasto ''quasi sicuramente come il piu' grave della storia''. Il livello di gravita' 7 annunciato dal governo di Tokyo su Fukushima, lo stesso della centrale in Ucraina, ha riaperto il dibattito sull'utilita' o meno del nucleare, visto che il piano al 2030 prevede la costruzione di 14 nuove centrali con l'obiettivo ambizioso di arrivare al 50% del fabbisogno energetico dall'uso delle tecnologie atomiche. .