GARDECCIA (TRENTO) – ''Se non ci saranno incidenti dovrei riuscire ad arrivare a Milano in maglia rosa, anche se di qui alla conclusione, non ci sono tappe facili. La cronoscalata? Mi piace molto, e' una salita molto adatta alle mie caratteristiche, penso che potrei vincere''. Alberto Contador ostenta quasi sicurezza. Ha guadagnato ancora, adesso ha quattro minuti e venti su Scarponi, e non dovrebbe avere problemi a gestire il vantaggio. Ma magari anche ad aumentarlo, come ha sempre fatto finora. Pero' quest'ultimo tappone se lo ricordera'. ''E' la tappa piu' dura di tutta la carriera – dice – Non mi basterebbe tutta la notte per raccontarlo. E' stata lunga e molto difficile, davvero una tappa incredibile''. Si aspettava l'attacco di Nibali in discesa. ''Sul Giau con Arroyo e Rodriguez sapevamo di dover stare attenti perche' eravamo certi che Nibali avrebbe attaccato. Ho ragionato molto e sono stato tranquillo. E' andata bene cosi'''. Con Arroyo e gli altri spagnoli ha subito trovato l'intesa. ''La Movistar ha lavorato solo perche' c'era Arroyo. Ognuno corre per la propria squadra. E' vero che ho avuto fortuna e sono stato bravo a sfruttare il lavoro di Androni e Movistar. Tutto qui''. Si rabbuia soltanto quando gli chiedono ancora del Crostis. ''Non ne ho mai parlato, la stampa mi ha messo in bocca delle cose che non ho mai detto. Non e colpa mia se e' stata annullata, io non ero contrario a fare la discesa. Dovrebbero mettere un limite alle tappe troppo lunghe, o in chilometri o in dislivello. Per me e' un vantaggio ma chiedetelo a chi arriva dopo un'ora. I fischi di ieri? E' vero che sono stato fischiato ma tanta gente ha anche applaudito''. Sempre a proposito delle polemiche sul Crostis e' intervenuto anche il team manager di Contador, Bjarne Riis. ''I fischi ad Alberto non sono stati giusti, non e' colpa sua, e' stata una decisione dell'Uci. Nell'ultima riunione ho proposto di salire con le bici dei leader su un'auto ma gli altri hanno detto no e si e' votato. La decisione non e' stata mia e Alberto non c'entra niente. La discesa si conosceva da tempo ma non si va a guardare ogni cosa. La sicurezza sportiva? Potevamo perdere tutto''. ''Contador continua a guadagnare, e' un fuoriclasse – dice Michele Scarponi – ma io continuero' con grinta e determinazione fino a Milano. Mi sento bene e voglio continuare cosi'''. Un po' deluso Stefano Garzelli: ''Ci tenevo a fare una bella tappa, la valutavo la piu' importante ma alla fine ho avuto una crisetta. C'e' un po' di rammarico per il secondo posto, ma mi consola la maglia verde. Chiedo scusa se ho sgomitato, ma la gente in salita sta troppo vicino e si rischia di cadere''. Stanco ma felice Mikel Nieve, il vincitore della tappa. ''Le mie intenzioni in questo Giro erano di fare del mio meglio e stare piu' vicino possibile al mio capitano Igor Anton. Ieri sono andato bene e nella riunione di questa mattina eravamo tutti d'accordo, Anton compreso, di provare ad andare in fuga. Per me vincere la tappa regina del Giro significa aver raggiunto un sogno: quando sono passato professionista non pensavo di riuscire a raggiungere questi risultati. L'ultimo chilometro e' stato eterno: sul traguardo non avevo nemmeno le forze per alzare le braccia al cielo. Con Garzelli sul Giau abbiamo fatto una lotta uomo contro uomo. Oggi sono stato 100 chilometri da solo contro il vento e le salite. Ho vinto ma il nostro leader resta sempre Igor Anton, se arrivero' nei primi dieci in classifica saro' contento, altrimenti non cambia niente''. .
